| Mal di pancia, cacarella ancora oggi, è cominciato tutto venerdì sera quando m’ha preso in mezzo la strada, in pieno centro a Città del Messico, tanto forte tanto improvvisa che dovevo fermarmi a stringere le chiappe ed incrociare le gambe mentre cercavo un bagno, cosa difficilissima qui, dove è vietatissimo pisciare in strada. Raggiungo fortunosamente ed a stento un bagno pubblico per vedere gli operai che lo stavano ristrutturando: No hay servicio! Aaarg!!! alla fine mi metto fra due macchine posteggiate e la faccio lì!!! Questa volta la merda d’artista non viene nel barattolo, ma sciolta, effimera ed estemporanea. Corro un grave pericolo che nel vicolo malfamato c’è un gruppo ad ubriacarsi e alla mia domanda se conoscessero un altro bagno pubblico, uno di loro ha già risposto, te rompo tu pinche madre! Se mi vedevano mi facevano a pezzi! Ok sono salvo. Salvo di riflettere che sarà successo nelle mie budella, ed ora due giorni dopo, in pieno allarme nucleare colla sindrome cinese in atto in Giappone, penso alle radiazioni, a cui mi sento sensibilissimo per come vissi la storia di Chernobyl: Fine aprile 1986. Sto in Italia dalla fine ’84, quando Anita ed io, una volta tornati dall’India, aprimmo il passo a Parvati che bussava alla porta da un po’, ovvero in altre parole da quando a Natale concepimmo coscientemente e decidemmo di fermarci a farla nascere a L’Aquila. Ora stiamo vivendo sulla Costa Adriatica, la bimba ha sette mesi, è bellissima ed è la nostra gioia. Ma, se Anita è stata bravissima a smetter di farsi completamente appena restata in cinta; io mi sono ritrovato tossico di stato ad alte dosi di metadone, orribile e freddo robot psico-sociale, e vinco la disperazione neuronal-nostalgica aggiungendo alla dieta moltissime canne e… non bevo prima di mezzogiorno, time-limit subito spostato alle 11, quando inizio col Campari, una bottiglia ogni 3 giorni; poi a pranzo mi scolo una bottiglia di prosecco da solo, Anita non ha mai bevuto. Dopo la deliziosa quotidiana passeggiata in campagna colla bambina dopo pranzo, al rientro a casa comincio col whisky, poi a cena altra bottiglia di prosecco, e a notte whisky in ogni salsa, una bottiglia ogni 2/3 giorni. La mattina è bella, calda per esser solo aprile, soleggiata, esco colla carrozzina e Parvati dentro piccolina che dorme per le mie routine, comprare il giornale e fare la spesa. All’edicola non so com’è mi ritrovo con La Repubblica piegata in due sotto il braccio, senza nemmeno dargli uno sguardo, e vado al supermercato ove la mia tecnica è quella d’infilare una bottiglia di Campari sotto le coperte nella carrozzina a fianco della bimba che dorme, ed un bottiglia di whisky dall’altro lato; per poi recarmi tranquillo alle casse colla spesa di viveri e vini vari, raccomandando alle belle commesse che fanno i complimenti alla bimba (e che pensano, che bel papà che hai fortunata che sei!) di non svegliarla, non toccarla che se comincia a piangere…. gnoramé! La giornata è troppo soleggiata e bella per tornare a casa e così mi reco in spiaggia. Che bello, non c’è nessuno! Mi piazzo in riva al mare, carrozzina al mio fianco, tiro fuori la bottiglia del Campari e vado cogli aperitivi mentre mi rollo un bel cannone. Pura Vida! Un delizioso torpore s’impossessa di me, pensieri poetici ed ispirati, la vita mi sorride, ho tutto, la vita è bella, Anita mi ama, io la amo, la bimba è sana, i nostri genitori, sempre critici, cinici, e spietati colpevolisti rispetto alle nostre scelte di vita, di fronte all’arrivo della dea Parvati, la prima nipotina, si sono sciolti ed hanno allentato tutti i cordoni: della borsa e del cuore, non ci manca nulla! Che strano, con una giornata così non si vede un’anima! Quando la bottiglia di Campari è quasi alla metà, che c’è di meglio che legger il giornale, mentre la bimba dorme beata, al sole con questa piacevole brezza che viene da Nord Est, non tanto fredda… Apro La Repubblica e una sola parola a caratteri cubitali: EMERGENZA! Non uscite di casa non aprite le finestre, è scoppiata la centrale nucleare di Chernobyl, l’Europa è direttamente investita dal fall-out radioattivo. Proibita la vendita del latte. Tutto è contaminato! Cazzo! Ed io qui in spiaggia! Meglio tornare a casa… il giorno dopo dicono che uno dei punti più colpiti in Europa, dopo la Polonia, è stata la Costa dell’Adriatico, a quota 100 di chissà quale scala. Negli anni successivi mi cadono quasi tutti i denti, chissà s’è colpa della droga come diceva mio padre, o delle radiazioni… magari del loro cocktail. |
Dolor en la barriga, diarrea hoy todavía. Todo empezó el viernes al anochecer: el chorro me agarró en el medio de la calle, en el Eje Central de la Ciudad de México justo cuando quería ir a ver unos performances, tan fuerte tan improviso que tenía que pararme en seguida para apretar las nalgas a piernas cruzadas para tapar el culo mientras buscaba unos sanitarios. ¡Albañiles trabajando! y la señora confirma que no hay servicio en los únicos sanitarios de todo el área. ¡¡¡Aaaarg!!! En fin la hago entre dos carros estacionados, explosión atómica desde mis entrañas, rápido, como terrorista metropolitano, la mierda d’artista esta vez no viene en lata, más bien suelta, efímera y extemporánea. No me ven, ni el velador de un estacionamiento que está ahí enfrente, ni la banda de borrachos que están tomando a la esquina, el verdadero peligro que si me ven me matan, ya cuando les había preguntado antes si sabían por donde un sanitario, uno venía corriendo hacía mi gritando: ¡te rompo tu pinche madre! Ok, estoy a salvo. Puedo preguntarme si que pasó en mis entrañas en estos dos días y pienso en las radiaciones. En el medio del alarma nuclear japonés (la síndrome china se llama la fusión del reactor) me siento muy sensible a las radiaciones, sí, por lo que me pasó cuando fue lo de Chernobyl: * |
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