MADRE NOTTE


a Kurt Vonnegut jr e Clarissa Pinkola Estés

Il mio Amore per l’Oscurità, oramai l’ho capito, è qualcosa che va oltre le fasi della mia Vita. Amo la Notte. Sogno di andare a vivere al Circolo Polare in occasione dei 6 mesi d’inverno, e lo farò se troverò mai il coraggio di affrontarne il Freddo. Dopo 10 anni in cui quasi non vivevo più la notte, e non ero capace di fare nulla di notte (se non forse ogni tanto sbevazzare cogli amici) alzandomi sempre alle 5 di mattina e coricandomi presto esausto e… preoccupandomene un po’ a dir il vero… Ora da un po’ finalmente nella mia Vita è tornata la Notte. Il Silenzio. Il silenzio dell’Anima quando dormono tutti. Il frusciare dei fantasmi, l’apparire subito dei Gatti, il richiamo del Gufo, l’aprirsi del Mondo di Sotto. La galoppata nei cieli di Orione, il Guerriero, e la Danza circolare di Cassiopea che colla sua enorme gonna derviscia cova Polaris piccina, e via il corteo di tutta la Corte Astrale.

Sin da piccolo amo camminare al buio, la mattina mamma mi diceva: guarda è inutile che non accendi le luci quando torni tardi tanto io ti sento lo stesso; ma non lo facevo per lei, lo facevo per me, per il gusto di camminare nell’oscurità più totale, per il gusto di non usare gli occhi, ma le mani, la memoria, i tentacoli psicosomatici, l’intuito, e così continua oggidì, ed ogni luce che salta a casa, se non è proprio indispensabile, non la sostituisco, risparmio energetico, quando vengono le mie amiche le porto su per le scale al buio, mano nella mano, ed è muy romantico.

Nel romanzo Assurban che sto scrivendo in occasione del Cerchio degli Scrittori Italiani di David Elliott, rivivo eventi oscuri risalenti a venti anni fa, la  pena massima che rischiai allora in India, per una bustina di polvere proibita,  erano venti anni, e, guarda un po’, giusto ora dopo 20 anni trovo il coraggio e la forza di scriverne…. ne son uscito infine, a pena conclusa: la mia pena è stata il sentirmi colpevole, colpevole di amare l’Ombra. Come, io, IO, Essere di Luce, provato e ridimostrato che sono una Persona Solare, amo le Tenebre?

Un’amica carissima ieri mi ha detto che non si può leggere quel romanzo, che prende un nodo alla gola alle prime righe, che c’è il rigetto, immagino lo stesso accada a molti di Voi, e a me ancor di più, s’è per questo, eppure David m’ha detto di continuare, di scavare, di trovare gli eventi più scabrosi, scriverne, liberarmene.

Liberarmi della Colpa, grigia tela ragna che cerc’ancora d’imprigionarmi per i suoi loschi fini…. che non sono i miei… non ho colpa io… ma che colpa abbiamo noi? diceva la canzone di quand’ero regazzino. Sempre è concesso in ogni latitudine all’amante del/la colpevole di amarlo/a senza che ciò costituisca una colpa. L’Amore purifica ogni cosa. La Notte è il Riciclarsi dell’Anima. Il Sonno, il Sogno.

Chissà se sono le ultime notti che viviamo cosiccome le conosciamo, c’è la concreta possibilità che fra pochi anni, all’entrare del Sistema Solare nella Cintura dei Fotoni di Alcione, ci sia Luce sempre, pure quando il Sole sta dall’altra parte… sarà un Viaggio, sarà una Resurrezione, chissà forse non ci sarà più nemmeno la Notte dell’Anima… io finché c’è per ora me la godo la Notte, le ultime notti.

Un’amica mia carissima mi ha scritto dal Messico che sogna di Essere una Luce nella Tormenta. Le ho risposto che per molti, fra cui me, lo è sempre stata. E tutti noi lo siamo, e più amiamo la Notte più siamo stati invischiati nelle Tenebre più abbiamo imparato a portarvi la Luce, ed a tirarne fuori coloro che ce lo chiedono, a noi come Guaritori.

Ricordo di un amico, un ragazzo inglese, venticinque anni meno di me, lo incontrai a Oaxaca, Messico Magico, che piangeva a dirotto al tavolino di un bar. Diventammo subito amici. Suo padre gli aveva dato l’ultima chance di fare un viaggio per lasciare la Ketamina, ed ora era già incasinato con tutte le altre droghe, e mi chiese se potevo portarlo dai Funghi Magici, per curarsi. Io ero scimmiato come lui, più di lui, non basta la Galera per smettere, esci e ricominci, devi farcela colle tue forze, per Libera Scelta. Non è stagione di piogge, gli dissi, los  Niños Santos non crescono, però posso portarti da Mescalito, il Peyote. Così coi soldi dell’inglese riesco a uscire da qui e su su nel deserto curarmi anch’io. E partimmo, e mi feci la rota a secco, ovvero lasciai eroina e cocaina senza niente, da un giorno all’altro, a letto, chiuso in casa, la bella casa che avevo fatto affittare all’inglese. E quando un paio di settimane dopo timidamente ricominciavo a vivere da umano una sera vengono gli amici e portano il Peyote e lo mangiamo e stiamo seduti intorno al fuoco in giardino e quella notte ci regalò tante tante cose, e ad un certo punto, molto molto tardi, quando non c’era più fiamma né gente ma solo il rossore delle braci, l’inglesino, che somigliava a Brad Pitt da giovane, mi guarda e mi parla della Luce che emette da me, e me la fa vedere, ed io vedo quella Luminosità soffusa che illumina tutto e che viene da dietro di me, e lui spiega che mi vede come quegli elfi che colle mani portano una sfera di Luce enorme sulla schiena, ed io mi ricordo di quell’immagine così familiare e la sento mia, e respiro della mia Luce, e son felice che lui l’abbia potuta vedere e crederci e così farmela vedere e ricordare e crederci anch’io. E so che l’ho guarito, e che lui mi ha guarito, e respiro l’Infinito. E non ho mai più ricominciato a farmi, quella volta lì ho smesso davvero.

Tempo dopo, in Italia, quell’evento m’ispirò una poesia, in endecasillabi!!! Perché a Oaxaca un americano, che forse era proprio Jim Jarmusch, commentando una mia poesia che allora vendevo per sopravvivere mi citò Walt Whitman: Discutere con se stessi è poesia, discutere cogli altri è filastrocca! Come m’incazzai! Però lo stetti a sentire avido perché mi parlava di forma, della forma che deve avere una poesia, anche se di metro e rima liberi. Ed allora accettai la sfida, e, conoscendo solo l’endecasillabo dantesco liceale, mi esercitai per un po’ cogli endecasillabi, prima d’imparare a dar ritmo al libero fluire dei miei pensieri ed emozioni, a rispecchiare nella forma il ritmo del flusso cosmico, o almeno ci provo. E così scrissi questa in endecasillabi ed ora mi sembra un po’ puerile, ma ugualmente mi va di compartirla con Voi e di dedicarla all’inglese di cui non ricordo nemmeno il nome, mi viene Morgan ma non è, ed a Maria.

La Ricerca della Visione

[28 novembre 2001]


Nella notte rischiarata appena

dalla vivida luce delle stelle

impavidamente chiudo gli occhi,

e già non sono più nel mio giardino:

l’orizzonte mi si apre davanti

splendido nei colori del deserto,

linea di fuoco che non permette

a cielo e terra di confondersi,

alla vanità di allucinarci,

ai fantasmi notturni di andare

e turbare la quiete dei morenti.

*

Una donna allatta il suo bambino,

fiera nella sua umiltà, seduta

al suolo, avvolta in rosse vesti.

La silhouette delle palme di yucca

si staglia come ombra contro il ciel,

a nord i monti baciano le nubi

mentre la bruma si leva giù al sud

e posso quasi contare le pietre

e gli arbusti nati dalla sabbia,

eppur non v’è sole in ciel né luna

ad illuminar, né fuoco in terra.

*

Della luce inseguo lo scorrere,

meravigliato io da tal mistero,

come in su per un fiume risalgo

rapide d’oro verso la fonte, e:

(non è un gioco, l’acqua col fuoco !)

son la sorgente, non v’è altro lume

a rendere visibile la scena.

Di ciò la forza fugge ogni paura,

gli ignobili, i mostri e le ombre

a più miti consigli torneranno,

ché nelle tenebre portiam la luce.

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