Entrando por las Cascadas del Niagara!

Apenas cruzada la frontera de Canada a Estados Unidos, un puente justo arriba de las Cascadas de Niagara: una visión asombrosa, con un vapor de arcoiris nocturno, como aquel de la obsidiana, hecho por la luz de la luna llena.

Esta es una luna llena con una continua y dinamica energía de transformación, que nos llevará a encarar nuestros miedos, especialmente alrededor del 21 a nivel colectivo; para así obtener nuevas posibilidades: la de no ser todavía bloquead@s por el miedo y más bien de seguir la Verdad de lo que nuestro corazón pide.

Yo personalmente le declaré mi amor a estas Aguas, entre la más poderosas del mundo, y le pedí de ser fluído como Ellas, de no encabronarme nunca por los que parecen ser obstaculos a mi ego, más bien de aceptarlos, y siempre con una sonrisa, como maestros: las llaves de las compuertas de mi fantastico destino.

Ciao Cascate del Niagara!

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un sorriso cambia il mondo

La prima impressione appena lasciata l’Italia è la gentilezza della gente, che ci sembra quasi estrema, esagerata… se non ricordassi la mazzata ricevuta appena tornato a Roma, mesi fa, appena prima di Pasqua, pieno di bagagli, con 107 libri addosso, quando l’impiegato della biglietteria della Tiburtina di notte soli, si rifiutava persino di dirmi se c’erano ancora bus, gridandomi in faccia che lui lavora per un’altra compagnia.
Qui le ore di attesa a Toronto per il mio bus notturno, che  attraverserà i grandi laghi Ontario ed Eire sino agli Stati Uniti verso New York City, son rese facili dalla gentilezza che mi circonda, appena mi vedono sperso ad un crocevia qualcuno si ferma a chiedermi dove devo andare, un paio di volte che il gran valigione si è inclinato per le asperità della strada addirittura ragazze eleganti si son fermate volenterose di aiutarmi, l’impiegato delle informazioni dell’aereoporto, al contrario del bigliettaio della Tiburtina, non solo mi ha dato una mappa appuntandoci su a penna tutte le indicazioni dettagilatissime per raggiungere la stazione dell’autobus Greyhound, consigliandomi pure ove fare il biglietto a più basso costo, ma addirittura mi ha cambiato di tasca sua 5 dollari americani per 5 dollari canadesi, seppure negli ultimi giorni il dollaro di qui vale di più di quello statunitense.

Ragazze/i in Italia a noi ci serve proprio una bella dose di buona educazione!!! E Vi garantisco che la vita cambia d’immediato!!!

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love story

Looking at the sky, in awe
the titanic sky over, and me here down, so small
overwhelmed by my cheap emotions

Do you have emotions Sky?
a part the fury of your elements
the blowing of the wind, the passion of thunders, the flood of rains
do you know tears Sky? do you know these cheap emotions of us?

Today I watched you Sky, and I do not know why I feel like crying.

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Jesus in Frigidaire

Un Gesù bene di consumo da conservare in frigo

colla Dea Madre, pronti allo scongelamento in casi urgenti

da tagliare a fettine ancora duri e freddi per spuntini spirituali

passati al microonde e messi fra due pagine del Capitale

o del Tao della Fisica.

X nutrirvi tua figlia, prima che sia troppo tardi.

Prima che le mandrie di dinosauri in avvicinamento

nutriti a culture reazionarie becere e revisioniste

la diano in moglie ad uno sgherro manco tanto bello

che ti scavi la fossa, equipaggata con TV via cavo

ed un’interminabile scorta d’acqua imbottigliata.

Un Jésus bien de consumo para conservarlo en la refri

con la Diosa Madre, listo para ser descongelad@s, si hay urgencias

cortad@s en rebanadas todavía dur@s y fri@s para almuerzos espirituales

unos minutitos en el microondas, y puestas entre dos páginas del Capital

o del Tao de la Física.

X nutrir a tu hija, antes que sea demasiado tarde.

Antes que las manadas de dinosaurios acercándose

nutridos a culturas reaccionarias vulgares y revisionistas

la den por esposa a un cabrónazo por nada guapo

que te escave la fosa, equipada con cable TV

y una provisión interminable de agua embotellada

A Jesus to be kept in fridge as a consumer good

along with the Mother Goddess, ready to be defrosted in urgent cases

to be sliced still hard and cold, for spiritual snacks

microwaved and put in between two pages of The Capital

or The Tao of Physics.

X feeding your daughter, before it is too late.

Before the approaching herd of dinosaurs

fed with reactionary vulgar and revisionist cultures

give her as wife to a flunkey not so handsome

who dig your grave, cable TV equipped

with an interminable provision of bottled water.

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AAA -> Eclissi * Eclipsis <- ???

Stanotte Luna Piena ed Eclissi totale lunare, dalle 19,30 all’1, ora italiana.

Quest’eclissi avverrà nel segno lunare vedico di Mula. Mula si trova nella costellazione del Sagittario, e dal punto di vista della Terra, Mula marca il centro attorno al quale ruota la Via Lattea, al nostra Galassia. Al centro della nostra (come di quasi tutte) Galassia c’è un  gigantesco Buco Nero.

I Buchi Neri sono, letteralmente e simbolicamente, centri di creazione e distruzione allo stesso tempo.

Cosa si sta distruggendo nella tua Vita? Cosa si sta creando? Puoi vivere con qualsiasi cosa si stia creando senza attaccamento ed identificazione?

Ciò che si sta creando non ti è estraneo, è stato una parte essenziale di te per tutta la vita avendolo il tuo spirito scelto liberamente, solo che ora viene ad emergere con la dismissione della vecchia e pesante personalità egoica.

Le eclissi sono momenti fuori dal tempo, specialmente il più vicino possibile al Solstizio quando il Sole si ferma per tre giorni nello stesso punto e la luce muore e nasce, che ci relazionano col Gran Mistero e le profondità dell’inconscio, laddove avverrano i maggiori cambiamenti.

La Comunicazione, il sopraggiungere dell’elemento Etere come dominante, è evidenziata da quest’eclissi. Sii vigile con le nuove comunicazioni che possono cambiare la tua Vita. Sii gentile e paziente con tutto e tutte/i.

Sentirsi malat@, stanc@ o esaurit@ è normale nei tempi dell’influsso energetico delle eclissi, giacché il nostro corpo intona la sua frequenza, tanto più per le persone allineate col Femminino nell’Universo, coll’energia della Dea che si sta risvegliando, Sii gentile e paziente con te stess@.

Hoy Luna llena y Eclipsis lunar total, desde las 10,30 a las 16, horario mexicano.

Esta Eclipsis se tendrá en el signo lunar védico de Mula. Mula está en la constelación del Sagitario, y desde el punto de vista de la Tierra, Mula marca el centro alrededor del cual rueda la Vía Láctea, nuestra Galaxia. En el centro de la nuestra, como de casi todas las Galaxias, hay un enorme Agujero Negro. Los Agujeros Negro son, literal y simbólicamente, centros de creación y destrucción al mismo tiempo.

Que se está destruyendo en tu Vida? Que se está creando? Eres capaz de vivir con lo que se va creando sin apego e identificación personal?

Lo que se va creando no te es extraño, fue parte esencial durante toda tu vida escogido en libertad por parte de tu espíritu, y justamente ahora sube a la luz cayéndose tu vieja personalidad pesada.

Las Eclipsis son momentos fuera del tiempo, además lo mas cercano posible al Solsticio cuando el Sol se para por 3 días en el mismo punto y la Luz muere y nace, que nos conectan con el Gran Misterio y las profundidades del subconsciente, donde tendremos enormes cambios. La Comunicación, el llegar al predominio del elemento Éter, está evidenciada en esta eclipsis. Seas atento a las nuevas comunicaciones que puedan cambiar tu Vida. Seas gentil y paciente con todo y tod@s.

Sentirse enferm@, cansad@ o exhaust@ es normal en los tiempos del influjo energético de las eclipsis, ya que nuestro cuerpo afina su frecuencia, además en las personas alineadas con el Femenino en el Universo, con la energia de la Diosa que se va despertando. Seas gentil y paciente con ti mism@.

paint by AngelikA * infos: Marga’s Cosmic Almanac & Earthwalk

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OCCHI OJOS EYES

a Gustaf, Carlos, Erick & Dorothea

Occhi occhi occhi

Occhi che già non guardano, che soffrono, appiccicati di lacrime inferme, lacrime infette, lacrime grasse

La notte dei gatti, sogni di occhi che mi guardano, mi seguono, mi fissano dal futuro

Splendenti occhi scintillando futuri gloriosi abbagliano quest’occhi miei fotofobici

Le foto e le forbici, la casa ed il martello pneumatico, tempo di distruggere, tempo di legittimo godimento

Cambio di pelle, cambio d’occhi, occhi che proiettano futuri

Sullo schermo, tavolozza del mondo, sudando dentro connessioni elastiche elettriche erotiche, un fazzoletto intorno al collo

Occhi pirata occhi creatori, sotto queste due ciglia che bell’occhi

Ojos ojos ojos

Ojos que ya no miran, ojos que duelen, pegados con lagrimas enfermas infectadas grasosas

La noche de los gatos, sueños de ojos mirándome, persiguiéndome, fijándome desde el futuro

Ojos esplendidos chispeando futuros gloriosos deslumbran estos ojos míos fotofóbicos

Foto e forbici, fotos y tijeras, casas y martillos neumáticos, tiempo de destrucción, tiempo de gozo, bien merecido

Cambio de piel, cambio de ojos, ojos proyectando futuros

Sobre la pantalla, paleta del mundo, sudando entre conexiones elásticas, eléctricas, eróticas, un pañuelo alrededor del cuello

Ojos piratas ojos creadores, debajo de estas dos cejas que bonitos ojos

Eyes eyes eyes

Eyes already not watching, suffering eyes, glued by infected fat sick tears

The cats’ night, dream of eyes watching me, following me, staring me from the future

Shining eyes sparking glorious futures dazzling these eyes of mine photophobic

Foto e forbici, photos and scissors, houses and hammer-drills, time of destruction, time of pleasure, so deserved

Change of skin, change of eyes, eyes casting futures

On the screen, world’s palette, sweating between elastic, electric, erotic connections, a handkerchief around the neck

Pirate eyes, creator eyes, under these two eyelashes such nice eyes

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JAI GANGA MA (English)

It’s a nice typical Goa house, high night, full moon. In this particular time of the year, the monsoon, rainy season, the parties are organized mostly in the houses, and not only for the eventuality of the rains, but mostly for that of the police who could come in the public places more easily now when it’s difficult to find so many tourists to squeeze. Anyway it is not raining, the night is nice, quiet, we are here the few of us staying during monsoon and the party has a touch of familiar, intimate, nothing of titanic; even if the moon outside is titanic, as usual.

Nearly everybody is outside, in the huge garden where is the DJ set and they dance, smoke, laugh and smile, really a rare atmosphere of friendship and affection tonight. I wander inside the house in the twilight, dark warm welcoming, and suddenly I stop and sit on a chair in a corner, from where I can watch the entrance and another door to the inner part of the house; the room is empty, no furniture, as usual in India, only the necessary utilities but mostly empty space, space where the heart breathes freely not overwhelmed by memories, worries, needs. The space of India, space that when empty expands the time, huge moment between one phase and the other of the breath, vibrating wait without nothing to expect if not the joy of the explosion of life, cosmic breath, or the implosion of death.

I do not know why I sit down, but surely once seated I start to drop water from my hair; long dreadlocks that in India are called Jata and identify the Sadhus, those on the spiritual path. The dreadlocks are coming by themselves, I do not make them up, I do not let anybody make like now usually happens in the West, even I cut them two times leaving my head completely bald, and always they are coming back by themselves, helped by the life in the jungle, the mountains, the deserts, washing me always but never using a comb, without control over my life, substance and appearance one single free thing. And from my hair water drops, I should be sweating, but it is already quiet a long time I do not dance and wander around the house, stealthily in the shadow, fresh, no reason to sweat at all… however the points of my dreadlocks are continuously trickling. I let them do, I do not squeeze them, I do not worry, I live in silence the moment in which I feel so good, suspended in a magic world, riding the breath of the breeze able to bring me here, and here there is Him, Shiva, the God leading my steps, I am quiet and the force to accept my destiny is coming from the silence, the awe.

The water goes on flowing, the dripping from my hair is so abundant and continuous to be properly called a flow. From the door opening to the inner part of the house Carma, my Basque friend, walks in and stops to watches, and she sits on a chair and stays gazing at me for a very long time, in silence.

I stay motionless, not moving a single finger, not wanting to disturb the miracle happening, it is so sweet this kiss of the running Water, that must be creating on the top of the head where I use sometimes to tie my hair in a knot rightly called the Ganga, in Hindu languages the Ganges, the holy river, that gush out just from this point that we call the Fontanel.

So many years are passed by, and in my art and healing work since sometimes I am focused on Water, and one day looking for an image of Shiva in which it is possible to see the Ganges flowing from the Fontanel as he is usually represented, I step in a painting where one can see that Shiva is inundated by Ganga Devi, the spiritual Ganges coming down from Infinity that on the head of Siva, the yogi, it is transformed in a cascade of physical Water, in front of the eyes of a devotee.

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Jai Ganga Ma

È una bella casa di Goa, notte fonda, fuori c’è la luna piena, in questo periodo di piogge monsoniche i party si preferisce farli in casa, e non solo per l’eventualità della pioggia, ma anche per quella della polizia che in luoghi pubblici potrebbe intervenire. Comunque non piove, la serata è bella, tranquilla, siamo in pochi a restare durante il monsone quando tutti van via, e la festa ha un che di intimo familiare, niente di titanico, anche se la luna titanica lo è sempre. Quasi tutti stan fuori, nel grande giardino ov’è armata la consolle del DJ e si balla e si fuma e si parla si ride e si sorride, davvero c’è un’atmosfera rara di amicizia e di affetto stasera. Io mi aggiro per la casa in penombra, scura calda e accogliente, e ad un tratto mi fermo e mi siedo su di una sedia lì in un angolo, donde posso vedere una porta che dà fuori ed un’altra sul resto della casa, la stanza è spoglia, non c’è arredamento, come si usa in India, solo le suppellettili indispensabili per il resto spazio, spazio vuoto ove il cuore respira libero e non oberato da ricordi, pensieri, urgenze. Lo spazio dell’India, lo spazio che quando vuoto dilata il tempo, attimo enorme fra una fase ed un’altra del respiro, vibrante attesa senza nulla d’aspettare se non la gioia dell’esplosione della vita, del respiro cosmico, o dell’implosione nella morte. Non so perché mi sieda, ma di sicuro una volta seduto comincio a sgocciolare acqua dai capelli, lunghe trecce rasta che in India si chiamano Giata ed identificano i Sadhu, quelli sul cammino spirituale. Mi vengono da sole a me, non me le faccio, né faccio fare, anzi per due volte mi son tagliato i capelli, e poi mi son tornate da sole, aiutate dalla vita in jungla, in montagna nei deserti, senza l’uso del pettine, senza tanto controllo sulla mia vita, sostanza ed apparenza, una cosa sola, lasciate libere. E dai capelli cola acqua, devo aver sudato, eppure non stavo ballando ed è già da un pezzo che mi aggiro per la casa, tranquillo a passo felpato all’ombra al fresco, nulla di cui sudare, eppur sì le punte delle mie trecce, quasi tutte sgocciolano. Le lascio fare, non le strizzo, non mi preoccupo, vivo il silenzio del momento in cui sto così bene, mi sento sospeso in un mondo magico, cavalcando un alito di vento che solo sa portarmi qui e lì, c’è Lui, Shiva, il dio a guidare i miei passi, sto tranquillo e la forza di accettare il mio destino sta nel silenzio e nello stupore. L’acqua continua a scorrere, il suo sgocciolio dai miei capelli è tanto frequente da poter esser chiamato un fluire uno scorrere. Dalla porta che dà sull’interno della casa entra Carma, la mia amica basca e si ferma a guardare e allora si siede su di una sedia di fronte a me e guarda, in silenzio. Sto immobile, non muovo un dito, non parlo, non voglio disturbare il miracolo che sta avvenendo, è così dolce questo baciarmi dell’acqua, che deve crearsi sulla sommità della mia testa, ove a volte uso legarmi i capelli in un crocchio che giustamente si chiama la Ganga, in lingua indù Gange il fiume sacro, che sgorga proprio da quel punto che noi chiamiamo la Fontanella. Sono passati tanti anni, e nel mio lavoro artistico e di guarigione da un anno e più sto lavorando coll’Acqua, ed un giorno cercando una foto di Shiva in cui si veda il fiume Gange che gli sgorghi dalla Fontanella com’è di solito rappresentato trovo un dipinto ove si vede che Shiva è inondato da Ganga Devi, il Gange spirituale che viene dall’Infinito e che sulla sua testa si trasforma in una cascata di acqua davanti agli occhi di un devoto.

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On the Shit Again

Mal di pancia, cacarella ancora oggi, è cominciato tutto venerdì sera quando m’ha preso in mezzo la strada, in pieno centro a Città del Messico, tanto forte tanto improvvisa che dovevo fermarmi a stringere le chiappe ed incrociare le gambe mentre cercavo un bagno, cosa difficilissima qui, dove è vietatissimo pisciare in strada. Raggiungo fortunosamente ed a stento un bagno pubblico per vedere gli operai che lo stavano ristrutturando: No hay servicio! Aaarg!!! alla fine mi metto fra due macchine posteggiate e la faccio lì!!! Questa volta la merda d’artista non viene nel barattolo, ma sciolta, effimera ed estemporanea. Corro un grave pericolo che nel vicolo malfamato c’è un gruppo ad ubriacarsi e alla mia domanda se conoscessero un altro bagno pubblico, uno di loro ha già risposto, te rompo tu pinche madre! Se mi vedevano mi facevano a pezzi!
Ok sono salvo. Salvo di riflettere che sarà successo nelle mie budella, ed ora due giorni dopo, in pieno allarme nucleare colla sindrome cinese in atto in Giappone, penso alle radiazioni, a cui mi sento sensibilissimo per come vissi la storia di Chernobyl:
Fine aprile 1986. Sto in Italia dalla fine ’84, quando Anita ed io, una volta tornati dall’India, aprimmo il passo a Parvati che bussava alla porta da un po’, ovvero in altre parole da quando a Natale concepimmo coscientemente e decidemmo di fermarci a farla nascere a L’Aquila. Ora stiamo vivendo sulla Costa Adriatica, la bimba ha sette mesi, è bellissima ed è la nostra gioia. Ma, se Anita è stata bravissima a smetter di farsi completamente appena restata in cinta; io mi sono ritrovato tossico di stato ad alte dosi di metadone, orribile e freddo robot psico-sociale, e vinco la disperazione neuronal-nostalgica aggiungendo alla dieta moltissime canne e… non bevo prima di mezzogiorno, time-limit subito spostato alle 11, quando inizio col Campari, una bottiglia ogni 3 giorni; poi a pranzo mi scolo una bottiglia di prosecco da solo, Anita non ha mai bevuto. Dopo la deliziosa quotidiana passeggiata in campagna colla bambina dopo pranzo, al rientro a casa comincio col whisky, poi a cena altra bottiglia di prosecco, e a notte whisky in ogni salsa, una bottiglia ogni 2/3 giorni.
La mattina è bella, calda per esser solo aprile, soleggiata, esco colla carrozzina e Parvati dentro piccolina che dorme per le mie routine, comprare il giornale e fare la spesa. All’edicola non so com’è mi ritrovo con La Repubblica piegata in due sotto il braccio, senza nemmeno dargli uno sguardo, e vado al supermercato ove la mia tecnica è quella d’infilare una bottiglia di Campari sotto le coperte nella carrozzina a fianco della bimba che dorme, ed un bottiglia di whisky dall’altro lato; per poi recarmi tranquillo alle casse colla spesa di viveri e vini vari, raccomandando alle belle commesse che fanno i complimenti alla bimba (e che pensano, che bel papà che hai fortunata che sei!) di non svegliarla, non toccarla che se comincia a piangere…. gnoramé!
La giornata è troppo soleggiata e bella per tornare a casa e così mi reco in spiaggia. Che bello, non c’è nessuno! Mi piazzo in riva al mare, carrozzina al mio fianco, tiro fuori la bottiglia del Campari e vado cogli aperitivi mentre mi rollo un bel cannone. Pura Vida! Un delizioso torpore s’impossessa di me, pensieri poetici ed ispirati, la vita mi sorride, ho tutto, la vita è bella, Anita mi ama, io la amo, la bimba è sana, i nostri genitori, sempre critici, cinici, e spietati colpevolisti rispetto alle nostre scelte di vita, di fronte all’arrivo della dea Parvati, la prima nipotina, si sono sciolti ed hanno allentato tutti i cordoni: della borsa e del cuore, non ci manca nulla!
Che strano, con una giornata così non si vede un’anima!
Quando la bottiglia di Campari è quasi alla metà, che c’è di meglio che legger il giornale, mentre la bimba dorme beata, al sole con questa piacevole brezza che viene da Nord Est, non tanto fredda… Apro La Repubblica e una sola parola a caratteri cubitali:
EMERGENZA! Non uscite di casa non aprite le finestre, è scoppiata la centrale nucleare di Chernobyl, l’Europa è direttamente investita dal fall-out radioattivo. Proibita la vendita del latte. Tutto è contaminato!
Cazzo! Ed io qui in spiaggia! Meglio tornare a casa… il giorno dopo dicono che uno dei punti più colpiti in Europa, dopo la Polonia, è stata la Costa dell’Adriatico, a quota 100 di chissà quale scala.
Negli anni successivi mi cadono quasi tutti i denti, chissà s’è colpa della droga come diceva mio padre, o delle radiazioni… magari del loro cocktail.
Dolor en la barriga, diarrea hoy todavía. Todo empezó el viernes al anochecer: el chorro me agarró en el medio de la calle, en el Eje Central de la Ciudad de México justo cuando quería ir a ver unos performances, tan fuerte tan improviso que tenía que pararme en seguida para apretar las nalgas a piernas cruzadas para tapar el culo mientras buscaba unos sanitarios. ¡Albañiles trabajando! y la señora confirma que no hay servicio en los únicos sanitarios de todo el área. ¡¡¡Aaaarg!!! En fin la hago entre dos carros estacionados, explosión atómica desde mis entrañas, rápido, como terrorista metropolitano, la mierda d’artista esta vez no viene en lata, más bien suelta, efímera y extemporánea. No me ven, ni el velador de un estacionamiento que está ahí enfrente, ni la banda de borrachos que están tomando a la esquina, el verdadero peligro que si me ven me matan, ya cuando les había preguntado antes si sabían por donde un sanitario, uno venía corriendo hacía mi gritando: ¡te rompo tu pinche madre!
Ok, estoy a salvo. Puedo preguntarme si que pasó en mis entrañas en estos dos días y pienso en las radiaciones. En el medio del alarma nuclear japonés (la síndrome china se llama la fusión del reactor) me siento muy sensible a las radiaciones, sí, por lo que me pasó cuando fue lo de Chernobyl:

*
Final de abril de 1986. Estoy en Italia desde el fin del ’84, cuando Anita y yo, una vez regresad@s de la India, abrimos la puerta a Parvati que tocaba desde hace rato, o sea en otras palabras en Navidad conscientemente concebimos una hija y decidimos de quedarse para que nazca en la ciudad de L’Aquila. Pues estamos viviendo en la Costa del mar Adriático, la nene tiene siete meses, está hermosísima y es nuestra dicha. Pero, si Anita fue buenísima en dejar las drogas apenas embarazada; yo me encuentro en ser un drogadicto de estado con altas dosis diarias de metadona hospitalario, horrible y frío robot psico-social, y aguanto la desesperación neuronal-nostálgica completando la dieta con mucha mota y haschisch y… sin tomar antes del medio día, time-limit que en corto adelanto a las 11, cuando empiezo col Campari, una botella cada tres días; pues con la comida me chupo una botella de Prosecco, el champaña italiano, y me la trago solo ya que Anita nunca tomó. Después el delicioso paseo diario con la niña en las lomas en florecer, regresando en la casa por la tarde empiezo col Whisky, y otra botella de Prosecco con la cena y Whisky por la noche, un botella cada dos o tres días.
La mañana es bella, gloriosa, calida para ser abril en estas latitudes, salgo con la carreola y la niña adentro dormida por mi rutina: comprar el diario e ir por los mandados. Al puesto de revistas me meto el diario doblado bajo el brazo sin darle un vistazo, y voy al Súper donde mi técnica es la de poner una botella de Campari justo a un lado de la niña en su cochecito bajo las cobijas, y una botella de Whisky del otro lado. Pues voy tranquillo a las cajas recomendándome siempre con las bonitas cajeras que hacen cumplidos a la niña (y que piensan: ¡afortunada que eres con un papá tan guapo!): porfa no la toques que si se despierta empieza a llorar y no se le acaba…
El día está demasiado soleado y bonito como para regresar ya en la casa, y así me voy en la playa. ¡Que bonito: no hay nadie! Tomo asiento en frente a la mar, carreola a un lado, saco la botella de Campari y empiezo a chupar mientras me poncho un buen porro. ¡Pura Vida! Una deliciosa torpeza se apodera de mi, pensamientos poéticos e inspirados, la vida me sonríe, lo tengo todo, la vida es bella, Anita me ama, yo la amo, la hija está sana, nuestros padres siempre críticos y cínicos en relación a nuestro estilo de vida que despiadadamente nos lo hacen vivir con sentimientos de culpa, ahora, enfrentando la llegada de su primera nieta, se disolvieron en azúcar y soltaron todas las riendas: del bolsillo y del corazón ¡no nos hace falta nada!
¡Que raro! En un día tan bonito no se encuentra nadie…
Cuando la botella del Campari está casi a la mitad ¡que hay de mejor que leer las noticias con la niña que duerme tranquila en el solecito y con esta brisa llegando del Noreste, sin ser fría! …Veo en la portada del diario una sola palabra como titulo en caracteres cubitales:
¡EMERGENCIA! ¡No salir de la casa, cerrar las ventanas, estalló la central nuclear de Chernobyl! Europa está bajo el fall-out radioactivo. Prohibida la venta de leche. El campo está contaminado.
¡Chingao! ¡Y yo en la mera playa toda la mañana! Mejor ir a la casa… el día después dicen que uno de los lugares mas golpeados por las radiaciones, después de Chernobyl y la Polonia, fue la Costa del mar Adriático, donde se midió 100 de quizá cual escala…
En los años siguientes se me cayeron casi todos los dientes, quien sabe si fue culpa de las drogas como dijo mi papá, o de las radiaciones… a lo mejor su cocktail…

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PREDATOR

nuevo cuento mio publicado hoy en las MARTESADAS de Guatemala

-> http://martesadas.blogspot.com/2011/02/predator.html <-

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