INSETTO COSMICO

en español

Fra le mie braccia l’arrapatissima Miztì mi si trasforma in un insetto cosmico fatto di luce

che mi tiene stretto colle sue chele fluorescenti da mantide religiosa

in un orrido abbraccio… panico senza parole

ma talmente dolce che ammalia il mio cazzo che affonda sempre più con estatiche botte nell’abisso interstellare

risucchiandomi in un mondo lontano dove galassie sole e questa metropoli corrono rapidissime in un cielo verde e senza stelle

… e lune coi baffi osservano curiose

il mio braccio divenire un verme gigante all’innocente contatto con un vermicello del mezcal… e i due siamo uniti in un orgasmo spirituale

che riafferma la mia identità perduta, il sacro rispetto per me stesso e le mie avventure corrotte antisociali e corruttrici

e (acutissima esplosione di suono elettronico) vedo il mio agire come quello di dio: immutabile, inequivocabile, storica decisione profetica

testimoniata da una corte d’immortali ibridi mitologici mentre l’arcangelo vola bianco su di me regalandomi la pace

e l’accettare l’intuizione mia ed i miei sentimenti qualsiasi essi siano in un rifiuto radicale per la socializzazione interiorizzata

la misera disperata illusione che il consumo ed il successo possano rendere reale una pseudo vita da schiavi

teschi ansanti a rincorrersi e scoparsi l’uno coll’altra, violentandosi reciprocamente, calpestandosi, uccidendo

affannati nella ricerca dell’ultimissimo modello di televisore al plasma.

Nel buco nero della mente paranoica, nell’acquitrinio dei sentimenti abbandonati a marcire rinnegati, nel gorgo dell’emozioni inconsce, io comunico telepoeticamente la mia visione la mia follia il mio valore diffondendo gioia ed esplodendo in luce.

Città del Messico, li 14 ottobre 2010, traduzione dall’originale spagnolo a cura dell’autore

copyleft: Rodolfo de Matteis
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ComicUnicAzione

mi sento tornato a casa… e ci sono tante di quelle cose da fare che (mi pare di esser vivo) bisogna scegliere sempre, ieri son stato a cena con gli artisti internazionali di un’interessantissima conferenza nell’ ex Teresa (una chiesa enorme del XVII secolo, ora dedicata esclusivamente all’arte attuale, che sta fra la Cattedrale, il Templo Mayor Azteca ed il Palazzo Nazionale nel cuore di Città del Messico e di tutta la nazione) dove fra le varie tipologie di artisti venivano nominati gli: eclettici da cantina !!!

ed io a ricordarmi di vini & oli di pescara che mi caccia fuori solo per ballare!!!

alla fine vendevano un libro e l’autore, mostro sacro pluripremiato in tutto il mondo, che lo autografava, concede 50 pesos (appena 3 euro) di sconto a chi mostra le tette: la fila di maschi e femmine!
ed a pescara quando proposi la performance al lago verde mi venne chiesto di sapere preventivamente cosa volessi fare… giustificandolo col dire: non è che ti spogli?

alla fine non solo non mi pento dello show che ho fatto fuori a vini & oli, ma anzi lo vedo come una performance sponatanea ma vera che gli ho regalato con amore, rabbia e passione, e che non può che aver fatto bene sia a me che a loro, ove esploravo il confine fra consumismo fighetto come sola autodimostrazione illusoria (e complice) d’esistere e dall’altro lato il sentirsi vivi nella creatività, nel divertimento semplice e nell’emozione

(niente di personale, l’arte dev’essere spietata) Xpressione contro Dpressione

ecco il video di una nuova mia amica: parla di due puttane che s’incontrano e poi vanno ognuna per la sua strada… entre lineas

Insomma cammino a 10 piedi:

La mia azione ad una delle stazioni del metro dell’Università Nazionale Autonoma di Messico in occasione del international public telephone day del 10 10 10 h. 10:

-> è pericoloso sporgersi dal telefono <-

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México defe

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Cielito Lindo

Oì la banda,

son appena arrivato a Città del Messico. Giorni fa ho visto il film Spirit, tratto dal fumetto omonimo di Will Eisner che leggevo sempre da ragazzino, e, a parte il fatto che mi è piaciuto davvero mentre a volte le riduzioni cinematografiche lasciano a desiderare, c’è la scena finale in cui il protagonista poliziotto zombi lascia da parte le sue varie donne sale sui tetti e dichiara il suo amore per la città: in quel momento io ho pensato a Città del Messico.

Entrata liscia come l’olio: ancora scuro, come i ladri, i vampiri o i sopravviventi di una festa, prima del sorger del sole sbarco e passo l’immigrazione (180 gg subito) e la dogana (semaforo verde, raggi X che non squillano per le pietre e le erbe che trasporto). La Città a quell’ora è calma ed in taxi la si attraversa velocemente. Sotto il mio hotel ci sono Alberto il portiere di notte, Jesus la guardia giurata e Benito la guida turistica infreddoliti (e sì qui siamo a 2200 mt) che mi sorridono e mi danno un affettuoso benvenuto. La mia stanza preferita è magicamente libera, senza prenotazione, hanno cambiato la serratura difettosa che spesso mi ha lasciato fuori e c’è addirittura internet in camera ora. Il cielo è grigio, umido, fresco, la mia pelle si comincia a rilassare, il mio cuore, tanto provato (poveretto!) negli ultimi giorni, si comincia pure a rilassare, l’energia a fluire nelle vene, le idee a frizzare nel cervello. Un amico mi becca in google e mi dice: sei già qui? e mi invita a Tlatelolco (la piazza ove furono massacrati gli studenti nel ’68), che il 10 10 10 alle ore 10 si fa una performance… e in un batter d’occhi sono già sul programma e sul volantino…

Esco: sorrisi, calma, buona educazione dappertutto. È sabato: ci sono i tacos di barbacoa d’agnello col brodo! Poi decido chissà perchè d’andare al Zocalo, la piazza grande, il cuore del centro della capitale e lì:

non a caso lo scrivo in italiano questo resoconto, per i messicani è tutto normale, si credono fermamente 3º mondo e invece qui si vivono come niente fosse grandi eventi a manetta che noi ce li sognamo. Tutto è grande, il cielo, gli alberi, le strade, i sorrisi. E una fiera del libro cosí! Un buon auspicio per me che voglio pubblicare un libro quest’anno e son qui per lavorarci su. Ciao.

girato di mattina prima che arrivi la gente

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¿Independencia?

patrias, naciones, banderas: chingaderas para hacernos prisoneros, para no dejarnos mover libre por la Madre Tierra come es nuestro derecho de nacimiento, para enviar gente a murir por el pinche negocio de los mismos patrónes de siempre

yo soy el bardo rodol: en idioma tibetano el bardo es una tierra de nadie, frontera entre los mundos…

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I GESTI DELLA QUOTIDIANITÀ

La ripetizione dei gesti abituali della mia quotidianità, come per esempio farmi la barba, rivelano il loro mistero nella diversità dei sentimenti che mi suscitano. Giorno dopo giorno, anno dopo anno sempre uguali… a volte ne sento il peso enorme, la vacuità, la tristezza, un senso di inutilità.

L’ha risolto la moda il problema consentendo anche agli impiegati statali e bancari barbe lunghe e abbigliamenti casual. Resta il desiderio per me, figlio d’un’altra epoca già portatore di trecce rasta e di pesanti barbe rivoluzionarie poi sagge poi di baffoni macho e terzomondisti, di rasarmi ogni giorno, la gioia di potermi accarezzare e di baciare chicchessia senza pizzicare, di sentirmi fresco col vento che mi rivitalizza insinuandosi fra i capelli puliti e pettinati, gioia che si trasferisce nell’atto quotidiano che, scevro da esser un rituale, è momento di frizzante energia carico di sogni e di promesse.

Altre volte invece è sì rituale, rituale e medicina: nei profondi cupi momenti del male oscuro riemergendo a fatica da melmosi gorghi subacquei, l’atto quotidiano della pulizia ha il potere di rivitalizzare la psiche.

Un altro aspetto ancora è esplorato nella mia performance che con l’aiuto del fratello della mia anima Atlizín abbiamo videoregistrato durante un memorabile viaggio nel deserto sacro messicano di Wirikuta, se vuoi ammirarlo clicca qui: LYCOS

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¡ LIBERTAD !

Da me vigeva, di nuovo, l’autocensura.

Dico di nuovo perché possiedo un intero libro mio La Spada nel Deserto che forse potrebbe risultare incomprensibile, o in ogni caso meno vendibile sul mercato contemporaneo, perché un giorno senza nome degli anni ’90 mi misi di buona lena a cancellargli qualsiasi riferimento a droghe di qualsiasi tipo… ovvero cancellando indelebilmente metà del testo, centinaia di pagine, e, con un balzo avanti sui tempi senza più nemmeno la distinzione fra buone e cattive; in piena purgAppoggio clerico-familiare (io non sono mai andato in comunità, io dovevo essere il profeta intorno a cui costruire la comunità, ovvero continuare una vita da parassita… la comunità in questione ed il mio ipotetico appartamento senza spese d’affitto sono andati distrutti dal terremoto del 6 aprile, ma l’essermi defilato, il gran rifiuto, non son stati certo sufficienti a non esser corrotto dalla sola ipotesi che ciò potesse essere, con buona pace del caro Woytila, del cristian yoga etc). Ora per chi lo legga resta la poesia di situazioni paranoiche senza che ne venga spiegata la causa, ovvero l’assunzione di sostanze stupefacenti. La pigrizia e la memoria ad accesso casuale, che sembrano sempre più essere una cosa sola, di cui sono fortunato portatore impediscono, per ora, l’operazione di de-censura che corrisponderebbe a ri-scrittura del testo (a proposito l’acronimo di La Spada nel Deserto è LSD, un nome, una garanzia) salvo forse se costretto da qualche editore transalpino o transessuale o transeunte.

Vigeva di nuovo dico l’autocensura perché oramai libero dalla dipendenza da droghe e persino dalla loro assunzione casuale mi ero tirannescamente di fatto imposto la terribile regola del non scrivere appena fuori ovvero anche dopo l’aver bevuto anche un solo bicchiere di vino, magari un ottimo Traminer. In un mondo ove buona parte degli autori non riuscivano nemmeno a tirare fuori la mano dalla tasca e metterla sulla tastiera senza un aperitivo, io, a quell’aperitivo mettevo le mani in tasca: COLPEVOLE! E se per caso avessi scritto lo facevo solo quando davvero ubriaco in preda ad una reazione violenta all’autocensura creavo qualche casino inviando sms o mail a compagne o colleghi con risultati ben immaginabili che mi portarono a rinforzare l’autocensura.

Una delle mie doti è quella di non aver mai preso il Prozac, che poi si rivelò esser un placebo di acqua zuccherina, ma resta il >prozac come idea, la tranquilla via di mezzo emotiva, niente picchi niente valli, pianura eterna senza manco l’orizzonte. Amo gli eccessi io, spesso non bevo, ma il giorno che bevo percepisco il mondo da alcolizzato. Una specie di mutaforma: yogi fra gli yogi, artista fra gli artisti, tossico fra i tossici, represso fra i repressi, paraculo fra i paraculi! Di sicuro è questa una delle mie missioni a questo mondo: percepire tutto in tutte le maniere possibili… (ma c’è ancora quella là del torturato che mi fa paura). Chi sono io? Quello che nei miei sogni esplora misteri stellari baciando la bella promessa dietro l’albero della vita nel bosco delle possibilità nascenti ascoltando il sussurro dello spirito.

Questo file fatica a trovare una cartella ove salvarsi la pellaccia! In piena epoca Pere(s)&Troie(ka), la via della libertà dall’oscurantismo, sempre viva l’Arcangelo Michele in tutte le sue manifestazioni, sulla via del ritorno al nonsipuò-corporativo-bacchettone avevo diviso le mie directory in POESIA e RACCONTI… senza sapere ove ora poter mettere uno scritto come questo… (per fortuna c’è la rete dici metti tutto lì, ma già una volta mi rubarono i soldi e non potetti più pagarmi lo spazio in rete e cancellarono tutto). Vabbe’ creo una directory APHORISMA, giorgio docet, sul mio computer. Anche se già una volta buttai un intero portatile pieno pieno di nettare della mia dea interiore camminando in un campo la notte di Natale solo sulla strada per Ixtlán, in Messico. Vabbe’ quegli scritti l’hanno salvati nella seconda attenzione gli elfi che allignavano quella notte. In quel mondo ancora c’è posto!

come to the sabbath

francavilla al mare 23 luglio 2010

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dal bosco

Uscire fuori da qualsiasi routine, da qualsiasi aspettativa sociale, dal consueto, dall’atteso, dal potente macchinario della depressione nascosta ed euforica, sempre paga, sempre mi dà il piacere dell’inatteso come quest’ascoltare il primo uccellino cantare alle 4 e mezza, svegliandomi stavolta invece che andando a dormire a quest’ora.

Nel sogno ho detto loro dopo torno, ora torno vado un momento a casa, pensavo a prendere il vino, ed il necessario, per continuare il viaggio fra i misteri stellari del colle magico, e come ho detto vado un momento a casa son qui nel mio letto nudo che rifletto sui cambi possibili nella mia vita e assaporo la gioia la fortuna della mia esistenza.

La memoria mia ch’è come un terno al lotto e sembra casuale sembra una RAM, random access memory, ed invece ho imparato negli anni a confidare che ad ogni momento giusto arrivino le idee giuste, i sottili suggerimenti dello spirito, le impressioni, il leggero far spazio a qualcosa che forse verrà.

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NERO PRANAYAMA

Nero nero nero

Nel nero un nero più lucido

Un contorno nero brillante si staglia vivace sull’oscuro sfondo nero

Muovendo sensazioni antiche d’infinite indefinite possibilità nascenti

Movimento nero nel nero, ombre nere che sfumano i loro neri contorni

Gorgogliare di bolle nere sul nero oceano primevo, occhi neri guardano

Nello specchio nero la loro anima nera ma già non più oscura e sconosciuta

Quell’anima nera di un dio che sembra mio padre nero nel nero oltretomba

Nel nero un nero più lucido più vivido e brillante

Contorni neri che luccicando delimitano spazi neri dal nero sfondo ignoto

Nero vivo nero vivido nero lucido il sogno delucida la nera creazione

Di quest’esplosione nera della coscienza

Nell’immenso mare nero

Francavilla al mare, li 12 luglio 2010

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Días Grises

Nuevo cuento mío, o mejor dicho una pieza de meta*teatro, en la webzine MARTESADAS de Guatemala, para leerlo seguir este LINK , es posible y agradecido dejar comentarios.

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