BLACK RAINBOW Libro Blu cap. 3-6

i capitoli che ho appena scritto oggi del mio romanzo di fantascienza:  “BLACK RAINBOW”, tutt’ora in corso d’opera di cui puoi leggere l’inizio su http://www.teatromagico.us/Textos/BlackRainbow Da segnalare che sta per uscirne in Messico la prima parte in forma di comix, con disegni dell’ottimo Astronauta Novgord, sulla nuova rivista “KRANK” fondata e diretta dal grande Jorge Tamatz Juanes, ma ecco i nuovi capitoli:

III

E lo prende per mano quel Lizandro blu al Lizandro multicolore, quello che si sente se stesso, quello che è appena arrivato colla Scala. Cazzo! pensa Lizandro la Scala, l’incredibile Scala fra i mondi, già mi sembra quasi normale, un che di conosciuto, di possibile… mentre questo qui questo me stesso blu che è sceso dal cielo come una cometa, questo è proprio l’assurdo! Perché non tremo di paura? Perché non scappo?

– Ah ah ah Lizandro non scappi perché ti viene da ridere a trovarci l’uno di fronte all’altro! Fra tutti gli esseri che compongono tutti gli universi chi dovevamo incontrare adesso? Proprio quello, quell’unico da cui scappi ogni notte in sogno, quell’unico che non vuoi mai incontrare, quell’unico di cui neghi l’esistenza: un altro te stesso! Puoi creare mostri, gatti vulcaniani, la Scala, mondi trappola, rettliani arrapati, mondi virtuali, lune piene, morti ambulanti e viventi zombizzati… ma tu proprio tu quello che non puoi, né vuoi creare: sei tu, ma sì puoi, tutto si può, un altro te stesso, ma non riuscivi a pensare che fosse possibile… Quello là, te stesso, quello non l’hai creato tu, o sì? Ma sei davvero uno o sei tanti? Sono l’unico, sono il mondo sono l’universo, sono quello, sono tutto, e ciò che accade è solo necessità, pura e splendente come una gemma nella sua unicità dalle mille facce che però hanno le facce di tutti di tutti gli altri esseri umani piante alieni pesci spiriti.

Ed allora un pensiero un solo pensiero di identità di convenienza di “ego” di separazione ed ecco che sono solo una parte e non ci capisco più un cazzo e sono uno de miliardi di spermatozoi che schizzano fuori dall’enorme verga cosmica che senza pietà ce lo mette in culo e via a creare altri universi altri mondi per esserne il dio il dio crudele il dio degli eserciti implacabile, e la guerra cosmica continua attraverso il tempo lo spazio e sai bene che i nemici ci devono essere perché sennò che palle sennò sei solo di nuovo, nella nuova inspirazione ed ancora l’universo si ritira in te ed i mille soli sono nel tuo cuore ed è l’implosione il big crunch il gusto di dire io c’ero… ma se c’ero ci sarò sempre ed allora ci sono io il creatore di pace e ci sei tu e siamo la stessa persona e ci possiamo guardare in faccia e non è un sogno, è vero e possiamo toccarci – e il Lizandro blu tende la mano al Lizandro illustrato all’arlecchino e gliela stringe – e non scoppia tutto non si annulla l’universo solo perché siamo qui su Centronix, tanto vicini al centro alla sorgente delle stelle. In qualsiasi altro punto della Galassia il nostro incontro causerebbe un’esplosione cosmica ed annullerebbe quest’universo tutto. La fine. Qui invece è solo un inizio uno degli inizi possibili, qui la deflagrazione avviene solo dentro nella coscienza e quello che scoppia sono tutti quegli stronzi che ti portavi dietro Lizandro multicolor, l’uomo illustrato l’uomo collage di tutti quelli che incontra in cui si muta si trasforma, quello che dev’essere accettato dall’ambiente dagli altri quello mimetizzato quello che si nasconde… bum! Tu bomba incalzatrice della storia, tu bomba desiderio di distruggere il mondo intero, di mandarlo affanculo, di dire le jeux sont fait, rien ne va plus, e bum. Tutto sbagliato tutto da rifare. Bum. Il mondo non l’ha fatto Dio, dio voleva solo lo spirito, questa carne sofferente che marcisce ogni giorno è opera del demonio! E allora bum. Vaffanculo al mondo intero. Ah ah ah Lizandro, creavi mondi virtuali o volevi semplicemente distruggere il tuo di mondo, ah ah ah Lizandro erano davvero virtuali i mondi che creavi, era davvero virtuale il tuo esserne il dio il creatore, il dito teso sopra il tasto CANC? Ed ora invece sei qui e quelli che si annichilano sono gli altri e tu resti, qui solo con me, che sei tu… come ti senti Lizandro? –

– Bene, finalmente sto bene, non ho questo dovere questa necessità di capire, sinceramente non me ne frega niente –

E si rilassa Lizandro e già non è più intermittente, già non è più l’uomo illustrato, già non è più un collage, e di nuovo la sua pelle ha il colore della carne, della carne umana, e si guarda Lizandro e non gli fanno più male gli occhi, ma l’altro se stesso è ancora blu ed alza gli occhi al cielo Lizandro e vede un cielo senza stelle di un nero splendente e vibrante che davvero contiene tutti i colori tutte le possibilità ma che nero resta e brilla senza abbagliare e nel nero di colpo viaggia una stella blu ed è l’altro Lizandro, quello blu, che ora che è lontano e viaggia a cometa veloce nel cielo senz’altre stelle, ora è davvero se stesso, mentre quando era lì davanti a lui ed aveva la sua faccia e le sue fattezze era un altro che gli parlava e che poteva toccare, era l’altro insomma, ora che vola lì nel cielo sconosciuto del centro della galassia ora che si va tuffando nel buco nero avvicinandosigli in lente spirali a velocità altissime, ora ch’è così lontano ora è lui è se stesso e davvero lo sente come se stesso Lizandro e sa che non era un illusione che non era un travestimento quello che aveva davanti che era davvero lui perché ora che vola è lui davvero che va lì a tuffarsi nel mistero nel buco nero, nella sorgente delle stelle.

IV

E lì di fronte c’è di nuovo Massimo, il suo vecchio amico Massimo il Gladiatore, il compagno di mille avventure, che ride e ride a squarciagola – che succede Massimo perché ridi? – gli dice Lizandro ma non può trattenersi dal ridere anche lui, lì alla fine del mondo.

– L’ho visto, Lizandro, ho visto l’Ade, l’Ade in cui stavo, era solo una mezza bolla, una cupola di cristallo che vola in questo cielo senza stelle, senza stelle come lo era il cielo dell’Ade, ma non è certo lo stesso perché l’Ade da cui volevo tanto evadere se ne vola lontano nel cielo e in lente larghissime spirali si va tuffando veloce lì nel vortice al centro della Galassia, quel buco nero che ingoia tutto, e siamo troppo vicini per vederlo ma è da lì che nascono le stelle, che nasce tutto quest’universo. Sono vivo Lizandro, qui sono vivo! – e si gira a guardarlo Massimo ed i suoi occhi non sono più  un muro di bianco, ora le sue pupille sono blu cobalto quasi nere, profondissime, scure nere e nel fondo del nero brilla la stella blu cobalto della sua coscienza – Ma forse non dovrei dire che sono vivo, non so che dirti come spiegartelo Lizandro ma la Morte in cui credevo non esiste, l’Ade era un giochino della mia mente un mondo virtuale, quando sono morto, quando Commodo mi ha ucciso a tradimento, io ho pensato di andare nell’Ade, era ciò che mi aspettavo, non sono un vigliacco Lizandro, non sono di quelli che tanta paura hanno della morte da continuare a vagare sulla Terra come fantasmi a girare intorno ai loro cari a stare dentro un muro dentro una lamiera ondulata nel giardino di fattucchieri da quattro soldi che tengono prigionieri i fantasmi per vivacchiare loro… no Lizandro io non ebbi paura di morire guardai in faccia la mia morte, vado nell’Ade dissi e nell’Ade vissi, occhi bianchi niente sesso niente cibo niente respiro senza tempo ma tutto il resto continuava uguale, era l’Ade in cui mi avevano insegnato a credere da piccolo nella mia Spagna romana… E non c’era Lizandro, lo inventavo io e quelli come me, e c’era eccome quando ci stavamo dentro alla nostra prigione, e poi venne la Scala, e se c’è un dio in questo mondo è quello che ci ha dato la Scala… che alla fine mi ha portato qui e l’Ade non è che un altro granello di pulviscolo cosmico che cade che vola solo e lontano nel vuoto.

V

E tornano i due uomini blu che li avevano accolti sul pianeta Centronix, non i loro alter-ego ma due altri centronici qualsiasi che dicono loro – qui abbiamo anche il mare, volete venirci ? –

E lì davanti spumeggiano le onde verdi e fluorescenti e brillano gli spruzzi quando s’infrangono e mille goccioline schizzano ed ognuna è bianca e brillante rifrangendo la luce alta lassù nel cielo la luce della sorgente delle stelle, luce che non illumina l’oscurità luce che ti fa vedere tutto anche se è buio, luce dei miei occhi pensa Lizandro, mentre timoroso mette un piede sulla lancia che si è avvicinata alla riva e che li porta sulla caravella che è arrivata dall’altomare e che ondeggia lì davanti scricchiolando il legno, sventolando le sue bandiere, a punta le tette della sua polena.

E si issano le vele e viaggiano per mare, il capitano della nave è un simpatico uomo blu, e la sua barba blu ondeggia nel vento ed i suoi occhi blu sprizzano voglia di esplorare di divertirsi di osservare ancora ed ancora l’orizzonte infinito.

– Gli scogli Neoliberiani!!! – grida la vedetta blu dall’alto dell’albero maestro ed il capitan Omno dice ai due passeggeri terrestri, non ci sono tappi per le orecchie che possano impedire al canto delle sirene di essere udito dai marinai e così ipnotizzarli, l’unica cosa che potete fare è di legarvi, non tutti insieme, ma ognuno per conto suo, usando questi steli di rosa a mo’ di corda e così il pungere delle spine vi mantiene sani di mente.

Si fanno legare Lizandro e Massimo dai marinai, e poi i marinai si fanno legare, e l’ultimo viene legato dal capitano, che e il solo a restare slegato e Lizandro gli chiede – e tu non ti leghi? Non temi il richiamo delle sirene? –

– Ah ah ah sono sirene, bellissime donne, con quella bella fichetta stretta che devono avere in quanto non hanno cosce che possono allargare ma code di pesce che te lo tengono stretto e wow! Ma sono solo sirene che vivono prigioniere in quegli scogli a cui devono attirare gl’ignari consumatori affinché ivi vengano sbranati dal debito… pensa che la loro regina Cristina Laguardia avrebbe fatto qualsiasi cosa per ingraziarsi il re di Francia, che teoricamente doveva essere una sua vittima, pur di vivere un giorno in libertà… ma restò prigioniera del suo stesso scoglio… e vorrebbe attirare me ora? ma io sono Omno, il Terrore dei Sette Mari, il Vento della Libertà! che possono contro di me? –

– Questo prodotto lava più bianco, questo invece pulisce da sé, se non vuoi farti la faccia a fette tu devi usare queste lamette –

…ed il coro delle sirene fa il contrappunto a quello della regina che, per bella che sia, oramai oltre alla coda sta tramutando anche il suo bel volto in pisciforme:

– Questo va bene, questo va bene questo va bene va bene va bene.  Questo va bene, questo va bene questo va bene va bene va bene.  –

… e la solista regina Laguardia:

– Meno male che tutto va bene meno male meno male, meno male che niente va male meno male meno ma’

– Non ho capito che cosa cercava quel pensionato che si lamentava, se vuoi che sul viso la gioia ritorni eccoti la crema di tutti i giorni –

– Questo va bene, questo va bene questo va bene va bene va bene.  Questo va bene, questo va bene questo va bene va bene va bene.  –

– Meno male che tutto va bene meno male meno male, meno male che niente va male meno male meno ma’

– Se tu vuoi crescere forte e robusto eccoti subito il cibo più giusto –

– Questo va bene, questo va bene questo va bene va bene va bene.  Questo va bene, questo va bene questo va bene va bene va bene.  –

– Meno male che tutto va bene meno male meno male, meno male che niente va male meno male meno ma’

– Non son sicura che hanno acchiappato quelli che in banca avevan rubato, ma se in famiglia il calor vuoi trovare ecco la stufa che devi comprare…

– Questo va bene, questo va bene questo va bene va bene va bene.  Questo va bene, questo va bene questo va bene va bene va bene.  –

– Meno male che tutto va bene meno male meno male, meno male che niente va male meno male meno ma’ – [1]

VI

Il dolore che mi davano le punture delle spine di rosa ogni qualvolta mi dimenavo per liberarmi e correre a comprare lo shampo che sembra panna e sembra neve ed è proprio come la mamma, mi ha decisamente salvato dalla follia e quel pungermi mi riportava alla realtà ed ora, quando gli scogli sono superati ed il canto si affievolisce in lontananza chiedo al capitano Omno di liberarmi, ma lui sghignazzando mi dice che quelle della regina Laguardia erano solo le prime di scogliere…

– Il richiamo delle sirene era solo per i più gonzi… ci sono sempre quelli che riescono a sfuggire dagli scogli prima di essere completamente divorati dal debito e che si rimettono in mare, ma devono ancora affrontare le scogliere dei tritoni e del loro re Guru. Eccole che si avvicinano! –

Lizandro guarda avanti ed è frastornato dalla bellezza di questi scogli, riflessi multicolori brillano dalle rocce che sembrano fatte di metalli preziosi incastonate di gemme, piene come sono di simboli sacri, geometrie segrete, percorsi labirintici verso la trasmutazione, cosparse le rocce di carte astrali, carte dei tarocchi, incensiere fumanti, campane, rinunce, promesse cabalistiche, mondi migliori.

E cantano ora i tritoni:

– Ancora solo ma dove vuoi andare Lizandro? Hai visto le sirene? Ce ne sono ad ogni angolo, non sono mica finite lì… come pensi di resistere da solo? –

– la jungla ti attende più avanti, ah ah all’evoluzione pensi Lizandro, ah ah un mondo fatto di zanne e artigli grondanti sangue…  non più solo sirene ma Scilla e Cariddi, mostri ibridi deformi, le tue paure fatte realtà, attaccato alla roccia colle arpie che ti divoreranno il fegato che sempre ricrescerà … –

– ma come pensi di salvarti Lizandro? Senza una guida senza un dio senza un guru?

– insieme siamo più forti, entra nella post-umanità Lizandro l’uomo è un esperimento fallito e destinato a scomparire, unisciti a noi nell’organismo collettivo e superumano, il futuro sotto la guida del Guru, lui sa, lui vede, lui ti ama –

La risata di Omno che capelli azzurri al vento, se la ride della lunga barba bianca del re Guru, mi fa sentire che tutti gli altri marinai stanno declamando un coro che sembra una manifestazione politica più che una preghiera: – SCIAME NO! SCIAME NO! SCIAME NO! –

E mi unisco al grido nostro di potere che copre oramai il canto dei tritoni e mi si fondono le parole fra le labbra e sto lì a dire: – Sciameno, sciameno sciamæno sciamæno sciamano sciamano… –

Ed a queste parole Omno agitando la sua bandiera collo smily al vento come fosse una spada grida – attento Guru, stai attentooo! –

Ma non è una minaccia, come pensava il re Guru che già rispondeva cantando soavemente: – attenti voi della nave dei folli, quel capitan Omno vi porterà al dis…. – bensì era un avvertimento quello del nostro capitano, ed ora le parole gli muoiono in gola al povero re Guru poiché, appena passati noi indenni, gli altri tritoni lo hanno attaccato e pugnalato alle spalle proprio lì sopra al cuore e muore il caro vecchio Guru dicendo: – Tu quoque fili mignottæ… – ma nessuno lo ascolta più che i tritoni già si sbranano l’un l’altro…


[1] Ugolino, uno dei padri fondatori del rock demenziale, in anticipo sui tempi, nella sua canzone Meno Male del 1969

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