cap29

KATRA VAISHNO DEVI 1.0

Con Anita oltre che ad Amarnath, la residenza invernale di Šiva, sono salito pure su su su sino al santuario della Madre.

Narrano i Purana una delle storie relativa all’eterna storia d’amore fra Šiva e la sua consorte Parvati (ovvero la personificazione di Prakriti, la Natura,  cosiccome Šiva lo è di Purusha, lo Spirito) che lei, nella sua precedente incarnazione di Gauri, ovvero colei dal colore della Curcuma, per conquistare il cuore dell’asceta Šiva si ritirò a vivere in austerità nella foresta, vestita solo dei suoi lunghi capelli e portando l’armonia fra gli animali. E ciò per tantissimi anni finché il dio la sposò con il nome di Sati, Verità. Ma il padre di lei Daksha, figlio di Brahama rivale di Shiva, fu contrario a queste nozze e come ulteriore offesa organizzò una cerimonia invitando tutti gli dei tranne suo genero. Offesa Sati si immolò lanciandosi nel fuoco. Šiva dopo la sua tremenda vendetta iniziò a danzare il Tandava, la danza cosmica della dissoluzione dell’universo, caricandosene cadavere sulle spalle.

C’è un’altra variante della storia, quella che mi sento più vicina, ove è Šiva stesso ad ucciderla col fuoco della sua ira. Quando si rende conto dell’accaduto se ne carica il corpo sulle spalle e non se ne disfa più.

Orissa's Paata Painting

La cosa dava scandalo in terra ed in cielo, allora si riunirono tutti gli dei e, approfittando di una lunga meditazione di Šiva, gli sottrassero il corpo di Sati, ma non sapevano ove nasconderlo in quanto ovunque egli lo avrebbe ritrovato. Vishnu, interpellato dagli dei, dette loro il consiglio di smembrare il corpo della dea in 52 pezzi e di seppellirli in diverse località dell’India lontanissime fra loro, rendendone così impossibile il riassemblamento. La Dea comunque trovò sola la soluzione per riunirsi a Šiva nascendo un’altra volta come Parvati, figlia del dio Himavan, l’Himalaya, un padre del quale potesse avere rispetto, e sposando di nuovo il suo immortale amato.

In ognuno dei 52 Shaktipithas, luoghi dell’energia, si venera la Madre in uno dei suoi aspetti.

Nella regione di Jammu, al centro dell’Asia, fra l’Himachal Pradesh ed il Kashmir, sorge Katra Vaishno Devi, ove fu sepolto l’utero della dea, ed è uno dei luoghi più sacri ed esoterici dell’India.

Dopo un lungo viaggio in bus ed un successivo pellegrinaggio a piedi per il cammino zigzagante fra le montagne più alte del mondo percorse da frotte di pellegrini, che sembrano più manifestanti katanga per la compattezza e fierezza con cui marciano gridando ad alta voce JAI MATA DI,  Anita ed io giungemmo una giorno alla base dell’impressionante scalinata che conduce al santuario: 11mila scalini!

La salita durò svariate ore ed in una delle soste ebbi il darshan (visione) che segue a guidarmi nella mia vita. E stavolta parlo proprio dell’incontro con un quadro, un’immagine materiale ma unica, l’unica che ho visto pur continuandone a cercare una copia da allora, invano. Normalmente secondo la tradizionale interpretazione ci troviamo nel Kali Yuga e Šiva il dio viene rappresentato dormiente con Kali, la dea come energia distruttrice, che gli danza sopra. Dio non c’è più, dorme ma dormendo sogna Kali, la sua Shakti, energia che distrugge l’ignoranza, e con la sua spada fornita di un occhio aperto la dea taglia le teste della mente condizionata squarciando il velo di Maya, l’illusione che fa vedere diviso ciò che in realtà è unito.

Kali_1800-1825_Kangra._The_Walters_Art_Museum.

Ma lì su uno dei pianerottoli degli 11mila scalini che risalgono l’antichisima montagna himalayana vidi quel dipinto fantastico in cui Kali dorme ed un elegante Šiva le cammina sopra con la mano destra aperta che emette un raggio di luce ad illuminare il mondo.

Sempre ho sentito mia quell’immagine: il ritorno della Luce.

Katra Vaishnu Devi

Alla fine degli 11mila scalini le migliaia di pellegrini vengono messi nell’enorme salone di una dharamsala, lo stesso ove poi dormiremo la notte, per aspettare di entrare, uno ad uno nel Sancta Sanctorum.

Quando giunge il nostro turno entriamo nella grotta naturale che forma un tunnel stretto stretto e tanto basso che devi piegare la testa mentre i piedi scalzi sono bagnati dall’acque gelide che vi scorrono sul fondo, e risalire come uno spermatozoo su su per il ventre della Madre Terra è sacro magico ed emozionante.

Ci si allarga davanti una grotta: l’utero del mondo è illuminato dalle candele.

Vaishnu Devi Mandir

Al centro si trovano le tre pietre sacre delle tre devi, Kali Vaishnu e Saraswati, siamo nel cuore del culto Shakta che adora la divinità femminile nella sua forma di Energia, energia cosciente che crea l’universo, ove non c’è distinzione fra spirito e materia, ove il sesso non è peccato; ovvero il culto tantrico, detto anche culto della mano sinistra, al quale mi iscrissi già a 16 anni quando mi tatuai ignaro l’Om sulla mano sinistra .

Le tre pietre sono piene di fiori e di polveri rosse con le quali il pujari (sacerdote incaricato del tempio) mi segna la fronte, ed io solo allora mi rendo conto di non aver portato un’offerta! penso di tirare fuori i pochi spiccioli che ho e donarli alla Madre, ma il pujari mi ferma, prende una manciata di monete dal piatto delle offerte e mi ci riempie le mani.

GOA_INDIA 17.0

Marco prima di andare via mi parlava sempre di due personaggi che aveva contattato suo fratello e che lo assicuravano di poter corrompere la polizia che per una somma avrebbe organizzato così la sua assoluzione. Venivano pure a trovarlo. Pareva fidarsi molto ed un giorno mi disse che avrebbero potuto aiutare anche me, non corrompendo l’ufficiale che dirigeva l’operazione quando venni arrestato durante un controllo casuale sulla spiaggia di fine stagione in quanto era il solo onesto ed incorruttibile di tutta Goa, ma potevano farmi evadere dal Prisoners’ Ward, la cella per detenuti dell’Ospedale civile! 50mila rupie per loro ed i piantoni ed era fatta, via in macchina in piena notte dall’Ospedale al confine dello Stato…

Mi si piegarono le gambe, in realtà non ci credevo molto, ma non potevo permettermi di perdere un’altra occasione di fuga! quella dei primissimi giorni dopo l’arresto ancora mi bruciava, e tanto. Così riuscii simulando dolori terribili alla pancia a farmi ricoverare. Quando venne a trovarmi il console onorario per sapere cosa mi fosse successo gli spiffero tutto, gli dico che deve ricevere i tipi e pagarli, con i miei soldi…

L’ingegner Di Piazza dopo le prime resistenze mi dice di sì, che li incontrerà… però non se ne fece mai niente, pare che gli sbirri non fossero quelli giusti, e così dopo 15 squallidissimi giorni solo nella stanzetta dell’ospedale tornai in carcere, coll’impressione che Di Piazza non si fosse fidato o che in realtà fosse stato contrario all’operazione sin dall’inizio pur apparentemente assecondandomi, come ai pazzi.

In ogni caso meglio così che a Marco, dopo avergli spillato chissà quanto, non lo hanno certo fatto assolvere!

GOA_INDIA 17.1

Torna dall’Italia Peppe, il mio amico sacerdote, e mi dice che è fatta, durante il suo viaggio attuale, in cui organizza e coordina vari progetti ed attività, è riuscito addirittura ad avere un incontro con Rajiv Gandhi, il primo ministro di tutta l’India! Gli ha parlato di me ed il premier si sarebbe commosso del mio caso e promesso di occuparsene!  Peppe mi rincuora e mi dice ch’è solo questione di tempo, che c’è una trafila burocratica, che Rajiv non ha il potere assoluto, ma la mia liberazione è oramai sicura, glielo ha promesso!

Il 21 maggio 1991 in un villaggio dello stato indiano del Tamil Nadu, durante un comizio una donna si inchina a baciare i piedi del leader della nazione, ma sotto il sari tiene un cinturone esplosivo e si immola uccidendo Rajiv Gandhi e molti altri. L’attentato è rivendicato dalle Tigri Tamil, l’esercito della minoranza indiana di Sri Lanka, per le atrocità commesse dall’Indian Peace Keeping Force contro di loro.

Sipario chiuso, una nube oscura scende sull’India con la maledizione dei Gandhi che continua, tutti assassinati; una nube nera scende su di me oscurando ogni speranza.

Solo, sempre più solo, senza nemmeno più i santi in paradiso.

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