cap09

GOA_INDIA 3.1

– Allora?
– Dice l’avvocato che non ha potuto ancora incontrare il giudice…
– Ora sì?
– Sì sì ci ha parlato ha appuntamento in chiesa per consegnargli i soldi ove non possano vederli, vuole 3000 dollari
– be’ ce l’abbiamo, ora vedo di ottenere il permesso per andare alla cassetta di sicurezza a prenderli, cazzo è giusto giusto tutto ciò che abbiamo…
Riuscire ad andare ammanettato con un taxi a mie spese alla banca accompagnato da Pai e dall’altro ufficiale della narcotici richiede una trafila di più di una settimana con domanda da parte dell’avvocato, udienza, accoglimento della domanda e rilascio del permesso da parte del giudice, e tutta la trafila dell’ordinanza. Durante il viaggio alla mia domanda Pai mi dice:
– Allora se ce li avevi i soldi… potevi dircelo prima in qualche modo aggiustavamo la cosa… ora è già nelle mani del giudice noi non possiamo farti uscire senza il processo
– Ma se ve lo dissi e ridissi che i soldi ce li avevo
– Ma se ci hai detto che eri un sadhu senza casa, i sadhu i soldi non ce li hanno !
Non mi sbottono che sto d’accordo già col giudice che pagherò lui e mi farà uscire, non si sa mai, allora parlo d’altro:
– E il mio chillum ?
– Quale chillum ?
– quello che mi avete sequestrato al momento dell’arresto
– Boh, io non me lo ricordo…
– Ma come non c’è un verbale di sequestro?
– Risulta che tu non avevi nulla, solo la roba…
– Cazzo! Quello è un chillum di Hampi, ha 150 anni, un pezzo d’antiquariato, generazioni e generazioni di guru e discepoli ci hanno fumato
– Potevi dirlo prima… te lo avremmo ridato …

– Allora ?
– Senti io di questo avvocato non mi fido più, ogni giorno mette un’altra scusa, secondo me non lo ha il contatto col giudice…
– cambiamo, cambiamo avvocato, mi hanno parlato di un altro …

GOA_INDIA 3.2

– Allora che dice l’avvocato nuovo?
– Dice che bisogna aspettare il giorno che ci sia il giudice amico suo, quello che prende i soldi…
– Vabbe’ senti la roba ultima non era un granché torna dallo spagnolo…
– Insomma non ti preoccupi? sei in galera insomma! Quasi da un mese
– Ma dai, qui si sta bene, è un’esperienza pure questa, tanto mo’ esco, no? E allora? Me la sto a godere, mi manca solo la spada, ti ripeto, lo sai, a noi la roba su per il naso non ci fa niente, appena mi leva la rota, ma non sento niente. Qui si può! Vedi il muro del cortile nostro dà sull’esterno, tu fai un cartoccetto con due tre siringhe dentro e lo tiri dentro di notte, io esco per primo la mattina appena aprono la cella e lo prendo… dai!!!

A Goa i tossici vengono direttamente messi in manicomio, ovvero di solito quando uno è catturato dalla polizia per qualsiasi ragione se viene trovato in possesso di oppiacei o di qualsiasi altra droga “pesante” come lsd, cocaina, extasy, mescalina, amfetamina e via dicendo il procedimento giudiziario contro di lui viene sospeso e consegnato all’ospedale psichiatrico che a Goa è fornito di una Criminal Ward, ovvero di una zona circondata da un altissimo muro ove sono le celle di contenimento degli internati costituite da stanzette bianche di due metri per tre circa prive di qualsiasi cosa, da un lato c’è una specie di branda di cemento e basta, la luce al neon bianca è sempre accesa. La deprivazione del colore e dell’oscurità notturna è considerata tortura dalle leggi internazionali per gli effetti nefasti che produce. Chiaramente i manicomi criminali spesso sfuggono alla legislazione in quanto il trattamento cui vengono sottoposti i pazienti/prigionieri viene considerato come terapia e quindi sono possibili le più ampie sperimentazioni. I prigionieri vengono imbottiti di fortissimi psicofarmaci via endovena che li riducono ad uno stato larvale, molti sviluppano deliri allucinatori paranoici o stati catatonici, nonostante ciò alcuni tentano la fuga saltando il muro se, quando si sono conquistati questo diritto dopo mesi di trattamento, durante l’ora d’aria in caso di allentamento della vigilanza riescono a raggiungere la sommità del muro e a lanciarsi fuori; tutto ciò vien loro lasciato fare in quanto il muro è troppo alto e saranno poi raccolti dall’altro lato colle ossa rotte, fratture che non vengono trattate e risultano in invalidità permanenti. La detenzione minima nel Criminal Ward dell’Ospedale Psichiatrico di Goa è di due anni, nel caso di chi abbia qualcuno all’esterno provvisto di tempo, voglia e denari per assisterlo, dopodiché si viene riconsegnati alla giustizia ordinaria ed il processo avrà inizio. Chi esce da lì normalmente ha bisogno di ulteriori due anni per tornare ad uno stato psicofisico che si avvicini alla “normalità”.

GOA_INDIA 3.3

Un giorno mi prendono e mi portano allo psichiatrico di Panjim, i dottori sono gentilissimi, mi dicono che qui mi cureranno, che non ha senso stare in galera, che risolveranno il mio problema di droga, io, che lo conosco non solo di nome e per aver visto in che condizione ne esce la gente, ma anche di fatto per esserci venuto dentro a trovare un paio di amici anni fa, nego tutto:
– Quale problema di droga? Io non mi drogo affatto! –
– ma se ti hanno preso colla cocaina? –
– Chi lo ha detto ? è tutto falso! Io sono innocente! È una montatura della polizia giacché mi son rifiutato di pagarli… il giudice stabilirà che sono innocente, io non sono drogato né pazzo, qui non mi potete rinchiudere –
Ce la scampo, li convinco, e non mi interneranno qui, ma durante le lunghe attese per le varie visite divento indifferente e chiedo il permesso di andare al bagno, la guardia aspetta fuori, io tiro fuori dalla bocca la pallina di roba che la mattina mi ha dato Anita con un bacio la scarto e, cazzo che schifo brown sugar!! mi faccio un tiro, poi, collo sbirro che chiama da fuori per sapere se mi son sbrigato, infilo di fretta la roba che resta con la sua cartuccia nel passante del cordino che fa da cintura al pajama, i comodi pantaloni indiani, tanto a Mapusa non mi hanno mai controllato una volta in un mese…

GOA_INDIA 3.4

Non mi portano più a Mapusa, bensì al Police Station di Panjim.
– E qui che ci facciamo ? – domando allo sbirro
– Come che ci facciamo, rientri al Judicial Lock Up
– Ma io sto a Mapusa!
– Davvero? – e controlla il suo ordine di servizio – no no qua c’è scritto Panjim
– Ma se ho tutte le mie cose a Mapusa… (cazzo pure la roba nascosta ed una canna sotto la stuoia che non avevo fatto in tempo a fumare quando mi son venuti a prendere)
– Qua c’è scritto Panjim, per le tue cose, be’ manda tua moglie a ritirarle
E mi smolla con altri prigionieri in attesa fuori una porta, la sera è grigia e nuvolosa si avvicina il monsone, il caldo e l’umidità son insopportabili … Quando tocca a me mi fanno passare in una guardiola circondata di sbarre, l’anticamera di una orribile galera, una specie di corridoio tutto sbarre sui tre lati, solo il pavimento è di concreto persino il soffitto è di sbarre, e dalle sbarre spuntano le mani e gli sguardi delle persone, orribile… cazzo qui non ci voglio stare!!! La guardia grassa, violenta ed antipatica, nulla a che vedere con l’affabile secondino di Mapusa, comincia a perquisirmi minuziosamente, mi fa spogliare nudo, controlla i pantaloni e naturalmente controlla la cintura e trova la roba.

vai la decimo capitolo -> cap10

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *