BLACK RAINBOW_Libro Blu cap. 7-10

i capitoli che ho appena scritto oggi a completare il Libro Blu, il penultimo della mia Space Opera:  “BLACK RAINBOW”, tutt’ora in corso d’opera di cui puoi leggere l’inizio su http://www.teatromagico.us/Textos/BlackRainbow

VII

Il capitan Omno li saluta calorosamente quando li lascia sull’isola di Arboréa: – per te Massimo, ci sarà sempre lavoro sulla mia nave, cerco un nostromo forte, che non abbia più ragione di temere la morte, per addentrarmi a fondo nell’oscuro mare della Coscienza. E tu Lizandro lo sai, la tua vita continua, altre avventure ti attendono! –

I nostri eroi abbandonano la spiaggia e s’incamminano verso l’imponente foresta verde che si vede da lontano sotto il cielo rosa, del colore delicato di una pesca che sta maturando, come quest’alba magica. Al giungervi sono totalmente stupefatti dalla grandezza degli alberi, che salgono su su sino a perdersi alla vista e che hanno tronchi grandi come la più imponente delle cattedrali terrestri. Sotto le fronde degli altissimi alberi che sono distanziati uno dall’altro da spazi immensi c’è una vegetazione piccola lussureggiante fatta di strane piante azzurre dai fiori di vari colori, fiori dalle forme spiraleggianti e vorticose, fiori forti, fiori che sorridono, e che sorridendo gli sbarrano il passo. Ed è il sorriso dei fiori che parla ai loro cuori.
– A ché siete venuti? – un turbine si apre nella coscienza di Lizandro al ricevere questo messaggio questa domanda, e pensa alla Terra Lizandro a quando l’ha lasciata correndo e fuggendo e a quanto gli sia mancata in quest’assenza dio solo sa quanto lunga in questo viaggio fuori dal tempo, e vede il suo lago Lizandro il lago che splendeva sotto la luce bianca della Luna in quel giorno, il giorno dell’addio, e anela Lizandro alla sua terra.
– Non so, fa Massimo, ho scoperto che la morte del corpo è solo un passaggio ma a dire il vero non so ancora verso dove e perché, e non è bastato sfuggire all’illusorie mura dell’Ade, ancora non so ed intendo andare avanti andare più in là ed andarci ad occhi aperti ora che Centronix ha ridato loro il colore, e finalmente la luce può tuffarsi di nuovo nel pozzo della mia anima –
Ed i fiori li lascian passare, aprendo una specie di cammino fra le loro terribili spine. Ed il cammino arriva sino ad un particolare tronco d’albero tutto tutto ricoperto delle sue stesse radici che scendono dall’altissimo a rituffarsi nel terreno. E l’intreccio di queste radici aeree forma come degli scalini, una possibilità di scalare di ascendere e Massimo si lancia vigoroso ed assetato d’avventura come è tornato ad essere dopo esservi sempre stato. E Lizandro infila i piedi suoi e le mani in quegli appigli creati da quel disegno frattale che è l’incredibile ed inestricabile intreccio di radici, e salgono in verticale, ma senza grande sforzo. Pare che il disegno stesso di quella pianta, che potrebbe essere terribilmente ipnotico se uno si perdesse ad ammirarlo senz’altro scopo che il piacere della vista, abbia il potere di contrastare la gravità centronica e di spingerli delicatamente su; e, dopo svariate ore terrestri di arrampicata, i nostri non saprebbero più dire con certezza se siano loro ad arrampicarsi o la pianta a crescere portandoli su con sé.
Passata la coltre delle alte nubi centroniche, nubi violette, nubi indaco, nubi celesti, nubi blu, Lizandro il terrestre, ex programmatore di mondi-virtuali ad immersione totale se mai si può essere ex visto che ogni cosa in fondo è per sempre, e Massimo detto il Gladiatore, già generale dell’esercito di Marco Aurelio imperator di Roma ucciso a tradimento dall’incestuoso parricida Commodo ed infine sfuggito pure all’Ade per divenire il più grande amico di Lizandro nella loro scorribanda cosmica, si trovano di fronte ad un incredibile spettacolo invisibile dall’altezza del suolo. I rami degli alberi sono ampli come autostrade e sono percorsi da un’infinità di esseri di ogni specie, tutta la foresta è una sola grande città: Arboréa! I singoli alberi, piuttosto che perdere la loro individualità, costituiscono degli enormi templi cui convergono i rami-highways, e dove le moltitudini degli esseri si raccolgono, tutti intorno agli enormi tronchi, a costituire degli anelli di persone che stan lì, in simbiosi coll’albero e fra di loro per tempi che sembrano infiniti, e la storia del cosmo si snoda fra i nodi degli alberi di Arboréa, e gli intrecci cosmici si strecciano fra gli intrecci delle radici aeree degli alberi di Arboréa, e le genti vedono il film delle loro sanguinose guerre e delle loro fragili paci susseguirsi uno dopo l’altro sempre più veloci sempre più corte sino ad implodere trasformando la foglia-schermo, su cui vedevano la storia del loro pianeta d’origine, in un fiore un fiore meraviglioso e sempre diverso ed effimero che va via come un soffione e con esso vola via pure la persona che cavalcando un seme volante torna al suo pianeta, ora che sa qual’è la sua missione. E lo spazio ombroso sotto le altissime fronde degli alberi di Arboréa è tutto pieno di questi leggerissimi semi volanti che volano eroici destrieri recando in groppa ognuno un essere di una delle infinite razze della galassia e quel vento soave leggero mite ma penetrante li porta via lontano oltre le fronde, via trasformati di nuovo verso i loro pianeti di origine.
E Lizandro capisce cosa sia Arboréa e l’incredibile missione cosmica di questi alberi e perché sia giunto su Centronix, il pianeta più vicino al centro della Galassia, e sorride Lizandro felice sapendo che sì potrà tornare alla sua Terra.

VIII

– La Terra è cambiata Lizandro, mentre tu non c’eri – e girandosi a vedere chi ha parlato Lizandro si stupisce: – Yousef! – non può non chiamarlo, riconoscendo il suo amico, il tecnico dei suoi computer che tante volte lo ha tolto d’impaccio salvando il suo lavoro quando i tempi stringevano e le macchine s’impuntavano, quante volte lo aveva salvato Yousef dalla deportazione a vita sull’isola dei famosi? Eppure è diverso il suo amico: è blu!
– Son blu da quando son qui Lizandro, da quando il sistema sulla Terra è crollato… –
– Crollato? Non governano più le multinazionali dello spettacolo allora? Finalmente, l’abbiamo atteso tanto! perché così triste Yousef se lo sognavamo insieme il crollo dell’intrattenimento obbligatorio globale? –
– …è stata dura Lizandro amico mio, maestro, vedere la gente impazzita affamata nuda isterica rabbiosa camminare all’alba fra crepe che correvano lungo muri dagli angoli smozzicati, finestre, occhi morti, dai vetri rotti, teli di plastica che gridavano sbattuti incessantemente dal vento. Volti tutte rughe terrorizzati ustionati, piedi che camminavano, scarpe rotte conducendo pezzi di famiglie senza meta –
– Non abbiamo preso il potere noi, i creativi? –
– Il potere? Il potere! Il potere Lizandro è un illusione, una chimera, una droga, la droga che ci fa schiavi, il vampiro che ci risucchia nella guerra nel conflitto… e dopo il susseguirsi di governi rivoluzionari sempre più brevi, sempre più ridicoli, e successive ondate di rivolte e sangue, Lizandro tanto sangue, sangue grondando dai muri dalle piazze dai parchi dagli occhi, e le armi chimiche, e l’aria irrespirabile satura di grida e di dolore. Ed allora si sono insanguinati pure gli scalini della Scala, ma non per le armi della Guardia Mondiale Preventiva… si era già sciolta la Guardia Mondiale Preventiva, e rivelato che il SUBAD non era altro che il solito vecchio PRISM, l’algoritmo di spionaggio totale, e che essi non avevano scoperto la tecnologia della telepatia e della sonda psichica come affermavano, quando si scoprì il bluff, quando tutti seppero che il re era nudo… è stato un momento Lizandro, un solo momento e non c’era più nulla più nessuno ad impedire alle genti di fuggire di prendere la Scala. Nulla se non loro stessi! Ed allora le genti per sfuggire alla fame ed alle epidemie quando se ne andò la corrente elettrica e tutti i supermercati divennero delle nauseabonde discariche percorse da branchi di topi appestati, le genti si lanciarono sulla Scala. E fu orribile, si calpestavano l’un l’altro ed i gradini della scala celeste divennero vermigli del sangue dei bambini schiacciati dei vecchi calpestati dagli scarponi militari corazzati degli stessi mercenari della Guardia Mondiale, quelli che dovevano prevenire l’accesso indiscriminato alla Scala furono in realtà i primi a lanciarvisi su senza controllo, il ritorno dei barbari Lizandro, solo che stavolta invece di scendere… salirono… –
– Ed allora Yousef, ch’è successo? Come sei arrivato sin qui? –
– In quei pochi terribili giorni se ne andò gran parte della popolazione terrestre, chi morì schiacciato ai piedi della Scala, e chi invece la prese. Ci riuscì, vi salì sopra e non ne abbiamo saputo più niente… –
– E la Scala ti ha portato qui, come a me, Yousef, fratello, amico, mago dell’elettronica… –
– No Lizandro io non presi la Scala. Me ne guardai bene perché io ti avevo sognato Lizandro, ti avevo sognato schiavo, perdonami Lizandro. Avevo sognato la tua ex-moglie che nelle sembianze di una gatta gialla e grassa ti teneva prigioniero, costringendoti a scoparla tutti le notti e tutti i giorni partoriva nidiate di orribili gattini gialli purulenti ed appestosi… Perdonami Lizandro, ma decisi di non seguirti sulla Scala, di non fare la tua fine, specialmente pensando a cosa poteva riservarmi la mia di ex-moglie… –
– Ah ah ah Yousef, sei sempre il solito… –

Ed i due amici e compari passano un tempo infinito ridendo al rivivere le loro storie ed i loro amori e dolori ed ora, ora che tutto sembra così lontano così insignificante di fronte alla magnificenza di Arboréa, all’immensità della missione cosmica dei suoi alberi giganti, ed il mistero dei misteri di Centronix, ora… i gran drammi delle loro vite son tutte barzellette, e pare che più intenso fu il dramma, più intensa la disperazione, il temere per il proprio ombelico e più divertenti sono le risate. E si sganasciano i due per ore, e si sganascia pure Massimo che ora ha recuperato anche la facoltà di ridere e ride alla romana e rida alla spagnola, ed è proprio sguaiato ed il suo sghignazzare antico è contagioso ed infine ridono senza più doversi raccontare nulla, fino a che, ubriachi di risa, cadono addormentati.

IX

Ed è la prima volta che Massimo dorme, la prima volta dal giorno della sua morte, ucciso a tradimento sull’arena di Roma. Ed è la prima volta che dorme Massimo, ubriaco di risa, ed è la prima volta che sogna… E si sogna col corpo azzurro Massimo, sul ponte della caravella del capitan Omno che solca i flutti che già non son più verdi ma neri, oscuri come l’idea stessa del peccato, ed Omno che gli dice: – Finalmente Massimo, finalmente…. –
E quando Lizandro si sveglia lancia un urlo che desta i suoi compagni – Ma sei diventato blu!!! –
E Massimo si vede blu e ride, perché sa, sa che lo aspetta il mare.

– Anch’io divenni blu all’arrivare qui Lizandro, Yousef continua ora il suo racconto nella dorata luce dell’alba centronica filtrata dal verde delle fronde degli enormi alberi-tempio, Eravamo rimasti in pochi sulla Terra, in pochi rispetto a prima almeno, e vagavamo intorno al Lago, così come fantasmi, come in un mattino dopo una notte di sbornia, la sbornia del sangue. Tutti ne fummo ubriacati, anche chi, come me, non partecipò alla strage, in prima persona, ma quando il sangue è dappertutto i suoi effluvi ubriacano anche gli innocenti, se mai sono esistiti, gli innocenti. E la gente cominciò a sparire, risucchiata dalla terra, letteralmente. Un momento erano lì davanti a te, ed il momento dopo, giù. E venne il mio giorno, e fui risucchiato e l’ultima cosa che ricordo fu il sole che tramontava dietro il vulcano e poi anche i miei occhi erano sotto terra. E mi ritrovai qui, il corpo blu, e non so più nulla della Terra, cos’è successo dopo, poiché non fui certo l’ultimo, ricordo la gente che mi guardava stupefatta mentre la terra mi risucchiava… E non finii sotto terra ma su quest’albero. E da allora son qui, sono uno dei giardinieri di Arboréa… quando qualcosa va male, quando qualcuno dei pellegrini non passa oltre la Cerimonia, quando non vola via sul seme volante, e rimane lì solo e sconsolato, arriviamo noi giardinieri, ed il mio compito è di abbracciarlo, rifocillarlo, farci quattro risate e dirgli – che culo, sei ancora qui – e lo riaccompagno giù dai fiori guardiani, e l’ultima cosa che so è che i fiori lo avvolgono di profumi e dan lui da bere un nettare dall’aroma divino. Ed io torno su, e questa è la mia vita qui Lizandro, pare semplice forse ma ti giuro che è uno spasso… –
– Congratulazioni Yousef, quando uno è un tecnico è un tecnico, in ogni dove, anche qui! Giardiniere ad Arboréa! Wow, che onore tenere un amico come te!!!
– Ma… e io? Perché solo io sono ancora così, tu sei blu, e giardiniere, Massimo è blu, e marinaio, ed io? Io che? –
– Ah ah ah Lizandro, tu sei qui per la Cerimonia… questo è il vero compito di Arboréa, portare le genti alla Cerimonia… –

X

Ed è seduto ora intorno all’Albero Lizandro formando un Cerchio con persone di tutti i tipi di tutte le specie più incredibili di questa Galassia.
E davanti ai suoi occhi scende una delle foglie magiche di Arboréa, che misteriosamente è un quadro, un quadro animato sul quale vede dipinta tutta la sua vita, ed anche altre vite, le sue innumerevoli vite sulla Terra ed altrove, e quell’attimo è un tempo immenso incommensurabile mentre passano gli eoni e le vite e le morti e ride Lizandro ride finché la foglia si trasforma in fuoco.
Un Fuoco grande come l’universo intero, un fuoco che è il centro della Galassia. E dal Fuoco nasce il Vento.
E quel vento soave, mite e penetrante, lo porta via a cavallo di un seme volante e saluta i suoi amici Lizandro, e Massimo e Yousef agitano le loro mani azzurre a salutarlo ed i loro occhi brillano, brillano sprizzando orgoglio al vedere che il loro amico e compagno di tante avventure vola via. Ce l’ha fatta!
Ma non è lì Lizandro non è a cavallo del seme volante, Lizandro vede la scena dall’alto, dall’alto della Scala.

…segue…

[Rodolfo de Matteis]

This entry was posted in Uncategorized. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *