cap07

ASSURBAN

Seduto a gambe incrociate  nel mio giardino, il fuoco arde davanti ai miei occhi, la legna profuma di cedro, di sandalo, avvicino al calore un frammento di palosanto e lascio che s’infiammi e poi dolcemente con le piume dell’avestella faccio in modo che si spenga ed assaporo il suo aroma inalo il suo fumo respiro le sue immagini del passato che son qui. Tutto è qui, ogni inalazione è mia è del cosmo è del passato è del futuro è assorbire le infinite possibilità la vibrazione dell’etere il canto del vento nei boschi d’innumerevoli pianeti, poi tutto si ferma nell’apnea cosmica la pienezza il sogno la Visione che precipita esalando io questo momento questo presente che manifesta realizza cristallizza la purezza il soffio della creazione della vita.

Alzo l’occhi a mirar le stelle, le poche stelle che vedo da qui, alla fine, al bordo di massima espansione, ove le galassie corron via veloci, e cupole di città luminose danzano il loro viaggio intersiderale verso l’ignoto, e di colpo mi vedo lassù io cometa sfrecciare negli altissimi cieli  ed il silenzio mi riempie e la mia coda di luce illumina il mio viaggio veloce ed a quella velocità stupefacente se muovo un braccio piume multicolore s’allargano dal mio gomito per svariati eoni e  sorpassando mondi passati e futuri vedo dinosauri districarsi dal fango e camminare e nubi di spore di funghi magici attraversare distanze cosmiche nello spazio siderale accompagnate dai venti stellari sospinte dal loro proposito di accrescere la coscienza in mille mondi e le saluto e mi tuffo io alla ricerca di quella sorgente di tutte le stelle che ho visto una volta e nel cui flusso voglio bagnarmi.

GOA_INDIA 2.2

Passano un paio di giorni ancora in quel lock-up, oramai colla roba in tasca sono in pace, e penso: che stronzo! non ci dovrei proprio essere io qui in galera in India! era tutto pronto per partire per Berlino un mese fa !

A livello neurofisiologico avviene un gran cambio nella Circolazione dell’energia umana nella Terra quando si apre la Cortina di Ferro. Quell’ostruzione arteriosclerotica che ha impedito per decenni il flusso dell’emozioni, della sua storia ormonale, dei fluidi di nutrimento del pianeta Madre durante la gestazione del post sapiens. O meglio dev’esser stata necessaria alla sua evoluzione: Per orientarti nell’Infinito prima separar devi e poscia unire (Goethe: Dio e Mondo, Atmosfera). Un muro di reciproca diffidenza e discredito calò sull’Europa e sul mondo intero. Ah 1900, che casino! Poi, prima ancora della caduta fisica del Muro a Berlino, evento più che altro emotivo, comunicativo e mediatico, sono spariti i Vopos, le guardie alla frontiera urbana, e per mesi si ricomincia a circolare, ad attraversare il Check Point Charlie senza che ci sia più nessuno a controllare, a fermarti, a chiederti documenti o ragioni. Illusione… o prove generali di una Libertà solamente rinviata.

Non sarei dovuto esserci io qui… era venuto quel tedesco carino biondo vestito d’arancio occhi verdi residente di Berlino (Ovest) a dirmi: dai vieni, porta la roba insieme a me, coll’aereoflot si fa scalo solo a Mosca e poi atterriamo a Berlino (Est) lisci come l’olio e non c’è alcun controllo negli aeroporti socialisti. E poi la DDR è in dissoluzione, non gli frega più niente di controllare i suoi cittadini, non ne ha l’autorità morale, né quella fisica: scendiamo lì coll’eroina in tasca, senza alcun rischio, e poi belli belli ce ne andiamo al Muro e lo attraversiamo a piedi, la strada è oramai aperta, le guardie da un lato si son ritirate nelle caserme, e dall’altro gli americani ed i federali tedeschi son ben contenti di accogliere a braccia aperte la nuova manovalanza a basso costo che arriva festante pronta a bersi l’illusione del benessere e della libertà, ed a sorbirsi la schiavitù del consumismo e della “libera” impresa. E una volta che siamo lì a Berlino (ovest) nella ricca Germania Federale, nel cuore dell’Europa, te la compro io tutta l’eroina ed il giorno dopo puoi già andartene dove vuoi ben imbottito di marchi pesanti e sonanti. Cazzo! Perché non l’ho fatto? Quale morale del cazzo mi ha spinto a rinunciare e cancellare il progetto? Quale paura? Quale pigrizia?

Non sarebbe stato certo come l’altra volta, l’unica in cui ho portato l’eroina attraverso una frontiera atterrando in Grecia, capelli rasati la mattina stessa per la paura, cazzo rischiavo vent’anni allora in Grecia se mi prendevano! C’era la prigione di Atene separata da un muro, di qua i comuni, di là i politici: i militari dell’ex dittatura; e lo sport di drogati e ladri prigionieri era buttare tutto il giorno i rifiuti al di là del muro, gavettoni di merda e di piscio in testa ai colonnelli ed ai loro lacchè, aguzzini del popolo e della cultura greca nel nome di oscuri interessi capitalistici. Non ci finii lì in quel carcere io, ebbi culo. Quando mi presentai alla dogana rasato e col codino mi aprono le valigie: una piena d’incensi ed una di bidi, i mini sigaretti indù, e il doganiere mi fa: Hare Krishna? senza sapere che gli harekrishna non fumano, ed io gli rispondo: No, libero! E passo, con tutta l’eroina. Ma non ci feci i soldi quella volta, non divenni ricco, me ne facevo troppa, e con Anita ce la passavamo fra hotel e ristoranti e boutiques di lusso. Riuscii a riportarmi poco più di 3000 dollari in Italia, e la roba, la roba che ci sarebbe servita per tirare avanti… alla fine è la roba che conta, se vuoi essere libero quando ti fai è meglio averci l’eroina che i soldi… Comunque per pochi che fossero quei soldi, e quella roba, ci hanno permesso di decidere di restare in Italia svariati mesi, aspettando il Natale, fino a quella meravigliosa freddissima notte di dicembre nella casa di Francavilla umida e gelata dopo mesi di chiusura, con Anita ed io che facciamo l’amore come dei, come non mai, ed è talmente meravigliosa e piena d’energia quella scopata che ad un punto dico alla mia amata dalla faccia eroticamente trasfigurata dal piacere più estremo: guarda che se andiamo avanti così stanotte arriva Parvati!

Ed Anita disse sì.

E ci aprimmo al miracolo ed al sommo dell’estasi accettammo Parvati che aspettava da quando un anno e mezzo prima nella grotta di Amarnath, il Sancta Sanctorum dell’India intera offrii la mia Offerta. La campana tibetana, comprata in Katmandù appena arrivato con Anita anni prima, e che avevo fatto già lavorare sodo per anni nel tempio di Hanuman a Puskhar, suonata da migliaia di devoti, con Bengali baba che quando volevo regalargliela mi disse: lasciala pure, la metto lì all’entrata del mandir, della stanza del lingam, ma resta tua ed un giorno verrai a riprendertela.

Ed allora lo feci e me la ripresi nel lungo cammino dal sud verso nord diretti alla mitica Amarnath, al confine fra India Kashmir Ladakh e Tibet, a 4400 mt di altezza: giorni di marcia nei ghaicciai, scimmiati, senza un soldo, con pochissimi grammi di morfina regalataci da un angioletto francese che temeva di riportarsela a casa e così ci permise, dopo un mese d’attesa a Pahalgam, d’incamminarci su verso la mitica grotta dell’Immortalità.

Caricatasi Anita di legna da ardere ed io di quella campana camminammo giorni e giorni ne ghiaci, ed attraversammo Pissu Top a 4880 mt dove la gente sviene per mancanza d’ossigeno e noi invece a ridere e fumare un chillum dopo l’altro con i santoni pellegrini. E poi vedemmo il fiume sacro in mezzo ai ghiacci ed io mi ci buttai, e ce ne furono 13 che morirono portati via dal fiume quei giorni, ma tanto coloro che muoiono lì non rinascono, non soffrono più, ma diventano Siva, come chi è stato dieci volte ad Amarnath.

Ed il nostro andare ed arrivare nella nebbia più totale, soli nel bianco sconfinato, sopra sotto davanti dietro e di lato tutto solo bianco e freddo… poi una mano che spunta dalla nebbia bianca e si vede solo la mano ed il mango giallo che stringe e che ci offre. Assurdo il giallo shocking fluorescente nel bianco infinito, e ci riempie la lota di chai caldo il benefattore e ci dice: siete arrivati siete ad Amarnath!

Il sogno mitico fu scandito da svariati miracolosi eventi, ad un punto ero solo, chissà Anita dov’era, ed incontro un santone, uno disprezzato dai fondamentalisti perché gli mancano alcune dita e non può esser l’immagine perfetta di Siva, ebbene era un mio amico quel Baba e anni prima gli avevo regalato i braccialetti d’oro che mamma mi dette al mio partire: non si sa mai ti possono tornare utili. E me l’incontro lì fuori la grotta, enorme grotta sacra dalla volta alta almeno 80 mt, e di colpo vediamo uscire la colomba bianca e lui mi dice: sei fortunato tu! sono 7 anni che vengo e non ho mai visto la colomba e tu appena arrivato già la vedi.

C’erano una volta due bramini che si erano avventurati a piedi sino ad Amarnath, la residenza invernale di Siva, che d’estate muta al Kailash, e per vedere il loro dio, il Terribile Distruttore dell’Illusione, si erano ben nascosti fra le rocce proprio mentre Siva spiegava alla sua divina consorte Parvati il segreto dell’Immortalità. Ed essi ascoltarono. Ed allora divengono immortali, e quando Siva li vede nonostante tutta la sua ira non può più ucciderli ed allora li trasforma in colombe, fra gli esseri più muti, di modo che non possano mai rivelare il segreto agli altri mortali. E da sempre allora vivono lì nella grotta di Amarnath, ad un’altitudine ed un clima ove non è dato di vivere ad i comuni colombi, ma loro sì, son rimasti lì, in estatica eterna adorazione del loro caro Signore Siva, come desiderato, ed ogni tanto nei secoli qualche pellegrino li vede.

Poi entriamo nella caverna e vedo la gente attaccata ad i muri a raschiare e domando al baba dalle poche dita ma dal grande cuore che cosa stiano facendo: cercano di staccare un pezzo di roccia di Amarnath, super propizia pietra dai grandi poteri… e mentre dice così ssshhhhcrash ed un pezzo di pietra bianca staccatasi dal soffitto mi sfiora e si schianta davanti ai miei piedi offrendosi al mio raccoglierla stupito, ed il baba grida al miracolo, ed io so che grandi cose stanno per accadere.

Lascio lì il baba, ché da solo voglio incontrare il Dio e fare la mia Offerta, e lascio la campana al lingam di fronte a me, coll’altro lingam di Ganesha ben riconoscibile con tanto di proboscide alla mia destra, e, dopo qualche minuto d’intenso raccoglimento di silente meditazione, mi reco lì sul lato sinistro ove sta la folla pensando giustamente di trovarvi un bramino pujari e vedo che fra la gente c’è il lingam di Siva, piccolo per quanta gente lo accarezza sciogliendo il ghiaccio di cui è fatto, allora chiedo: e quello lì, quell’altro lingam cui ho offerto la mia campana chi è?

Ma so già la risposta nel mio cuore: è Parvati, la Dea Madre, ed in quel momento il cuore mi comunica che non c’è stato errore nell’Offerta, già che avrò una figlia e si chiamerà Parvati.

Ed ora che potevo fare un po’ di soldi a Berlino, pensando al nostro futuro ed a quello di mia figlia… avevo pensato di fare avanti ed indietro per un po’ di mesi, vari viaggi e cosi sì poter accumulare un capitale con quel traffico internazionale permettendo pure ad un po’ di tossici di farsi la roba buona… accettando il suo invito avrei potuto dormire a casa dell’amico a Berlino, niente spese di hotel e ristorante, e poi in pochi giorni tornare in India, e di nuovo e di nuovo e così via via metter da parte il tesoro… e già mi ero fatto tatuare questo serpente sull’avambraccio, per coprire la pista, ovvero il segno, riconoscibilissimo, sulla vena di tutte le endovenose che mi ero fatto lì per anni, di modo che non ci fosse nemmeno quel rischio lì di tradirmi come tossico, poiché oramai tanto assuefatto sono che dai miei occhi non si capisce più che son drogato.

E mi feci fare un serpente arrotolato attorno alla spada, lo Spirito che controlla la Forza, la mia promessa segreta che un giorno smetterò… ed invece no, non son partito, e cazzo ora son qui in questa mini cella afosa come un forno crematorio ad aspettare che Anita mi porti la prossima dose, che  a smettere non ci penso proprio, mentre potevo esser in qualche gran ristorante di Mosca, facoltoso e rispettato turista occidentale a mangiare caviale e bere vodka!!!

[Rodolfo de Matteis 29 5 2010] copyleft

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